Stella Polare, il centro nelle parole di un'insegnante

Chiude? Resta aperto? Ancora non si conosce il destino del centro di via Montecassino. Le difficoltà economiche impongono un doloroso ridimensionamento. Ma si perde un'opportunità unica

Riceviamo a pubblichiamo.

 

Entrate un giorno a Stellapolare e datevi un'occhiata intorno, guardate le persone, osservate le facce: sotto tutte le diversità, anche se non ve ne rendete conto, il senso di unità è forte. Anche se è una sensazione latente, tutti hanno la consapevolezza di trovarsi sulla stessa barca, tutti vorrebbero che la giornata cambiasse direzione, che capitasse qualcosa di inaspettato e piacevole, che potessero godere di un gesto gentile: certo, nessuno lo confesserebbe, perché altrimenti si sentirebbe indifeso e messo a nudo. Così rimane un sentimento muto, quasi impercettibile.

Questa caratteristica atmosfera è conseguenza di tutti gli elementi che compongono il posto: l'ambiente colorato ed informale, il traffico caotico della gente di passaggio con le richieste più disparate, una storia ricca e profonda di intrecci fra realtà diverse. E’ proprio l'afflusso costante di nuovi arrivi che mantiene Stellapolare così vivace e abituata ad accogliere i forestieri: questa è una delle qualità che poi le persone preferiscono.

La nostra caratteristica principale è racchiudere “il mondo intero”: potete sperimentarlo di proposito o incontrarci per caso: dalle 9 alle 17 stellapolare ospita un centro diurno psichiatrico accreditato, dalle 16.30 iniziano attività di tempo libero e aggregazione e dalle 17 si avvicendano corsi tenuti da professionisti delle più svariate discipline aperti ai cittadini. Alla chiusura, verso le 20.30 in realtà si apre di nuovo, ma ad altre attività: gli spazi vengono dati in gestione all’ esterno, per una miriade di sottoculture, di interessi condivisi dai microcosmi cittadini: biodanza, thai chi, spade medioevali, danze africane, liscio e balli di gruppo, circoli letterari, giochi di ruolo … disponibili a chiunque abbia una buona idea senza il posto per realizzarla.

Il fine settimana la gente può utilizzare Stellapolare per feste, incontri, stage: non è strano avere in agenda lo stesso mese un matrimonio birmano, una festa di laurea e una grigliata della comunità delle Mauritius, oppure una festa di bambini, uno stage di pizzica e tarantella e una riunione di condominio. Le persone incontrate sono un’opportunità e la dimensione apparentemente scomposta ha invece una specifica struttura che definisce il contesto dell’incontro, che per essere terapeutico, deve diventare uno spazio nel quale si è attesi e accolti con appuntamenti regolari e costanti ed eventi che si ripropongono: martedì organizzati per incontrare gli amici, cineforum serale, uscite mensili e ogni terza domenica del mese un grande spettacolo gratuito aperto a tutti.

Ma non confondete il regolare ciclo delle stagioni con la prevedibilità: Stellapolare è un posto per chi non si scompone mai di fronte all'imprevisto, al bizzarro, al non allineato... proprio perché siamo sulla stessa barca e lo sguardo cinico e distante, falsamente indifferente che spesso si vede in giro, qui dura sempre molto poco.


Stellapolare è un luogo con la porta sempre aperta perché l’accoglienza va agita e poi può essere insegnata.
Stellapolare è un’ officina per una dimensione collettiva in cui tutto si mescola senza gerarchie di tempi e di luoghi, senza trascurare nessun dettaglio per raccogliere le persone in nuove combinazioni.
Stellapolare è un contesto che incide su pregiudizi e chiusure; stimola il dialogo e lo scambio per aumentare la flessibilità che rende capaci di produrre nuove idee, recuperare potenzialità nascoste, realizzare progetti.
 
Una citazione, per concludere.
Dell’importanza dei mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera…
In ogni situazione di coesistenza inter-etnica si sconta, in principio una mancanza di conoscenza reciproca, di rapporti, di familiarità. Estrema importanza positiva possono avere persone, gruppi, istituzioni che si collochino consapevolmente ai confini tra le comunità conniventi e coltivino in tutti i modi la conoscenza, il dialogo, la cooperazione. La promozione di eventi comuni e occasioni di incontro e azione comune non nasce dal nulla, ma chiede una tenace e delicata opera di sensibilizzazione, di mediazione e di familiarizzazione che va sviluppata con cura e credibilità.” Alexander Langer
 

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