Operazione Crypto

Il monzese condannato all'ergastolo che gestiva un traffico d'armi

Lo hanno scoperto i carabinieri durante le indagini dell'Operazione Crypto

Era condannato all’ergastolo per omicidio aggravato e associazione mafiosa, ma durante i periodici permessi premio si sarebbe dedicato al traffico di armi.

È un monzese il fornitore di armi coinvolto nell’Operazione Crypto che dalle prime ore dell’alba ha visto nelle province di Monza Brianza, Milano, Como, Pavia, Reggio Calabria, Catanzaro, Messina, Palermo, Trieste e Udine, gli uomini del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Monza Brianza e dei comandi Arma territorialmente competenti, eseguire  un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale - emessa dal Gip del Tribunale di Milano su richiesta di quella DDA - nei confronti di 30 persone (26 di nazionalità italiana e 4 marocchina).

Parallelamente al traffico di droga, è emerso un illecito commercio di armi da fuoco comuni e da guerra (mitragliette UZI, fucili da assalto AK47, Colt M16, pistole Glock e Beretta, nonché bazooka e bombe a mano MK2 “ananas”). Gli indagati, secondo le informazioni fornite dagli inquirenti, avrebbero acquistato le armi da un fornitore monzese, condannato all’ergastolo per omicidio aggravato ed associazione mafiosa, ma beneficiante di periodici permessi premio durante i quali sviluppa le intermediazioni per le armi.

Due omicidi sulle spalle e un ergastolo. L'uomo era stato arrestato la prima volta il 7 marzo 1992 ed era stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario, associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti ed armi clandestine, nonché detenzione e porto di armi da fuoco. 

Le indagini, iniziate nell’estate del 2020, sono state portate avanti con il ricorso massivo a servizi di pedinamento ed osservazione sul campo, resi indispensabili dall’utilizzo quasi esclusivo dei telefoni criptati da parte degli indagati (da cui il nome dell’operazione), oltre all’attivazione di intercettazioni ambientali e video anche nei luoghi abitualmente frequentati dagli indagati. È emerso come un commerciante di auto usate di Cusano Milanino (MI), avrebbe operato come broker gestendo l’ingresso e la commercializzazione di enormi quantitativi di droga nel territorio nazionale, con la complicità ed il supporto di appartenenti ad una nota famiglia di ‘ndrangheta da tempo operante anche in Lombardia (Bellocco di Rosarno). La droga veniva venduta all’ingrosso per poi essere smerciata sulle piazze di spaccio presenti in Quarto Oggiaro, Cinisello Balsamo e Monza.

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