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Micaela De Gregorio con i "suoi" bambini (Foto da Facebbok/Likoni Yetu)

Micaela De Gregorio con i "suoi" bambini (Foto da Facebbok/Likoni Yetu)

Addio a "Mama Likoni", è morta la volontaria monzese che si dedicò ai bambini del Kenya

Micaela De Gregorio dal 2015 viveva a Likoni, un piccolo villaggio vicino a Mombasa. Domenica mattina è morta a causa di una infezione

Da Monza al Kenya per aiutare i bambini meno fortunati, per regalare loro un sorriso, un pasto e la speranza di un futuro. Ogni giorno con amore e dedizione. Fino all'ultimo. 

Domenica mattina è morta Micaela De Gregorio, cinquantenne, volontaria monzese fondatrice della onlus Likoni Yetu che si occupava di aiutare gli orfani in Kenya, nel piccolo villaggio di Likoni vicino a Mombasa. Dal 2015, anno in cui aveva venduto il suo monolocale monzese ed era partita per Mombasa, Micaela aveva dedicato la sua vita agli altri ed era diventata "mamma Likoni", punto di riferimento per decine di piccoli senza famiglia che sapevano di poter contare su di lei.

Proprio nel giorno della Festa della Mamma, la volontaria monzese purtroppo li ha lasciati soli. Orfani una seconda volta. Proprio mentre anche in Africa si allungava l'ombra del coronavirus e Micaela si impegnava per trovare termometri, mascherine e antipiretici da consegnare alle famiglie nei villaggi e ai suoi bambini. Le complicanze di un'infezione intestinale, l'hanno fermata. 

"Mama" Micaela, una vita dedicata ai bambini

Cinque anni fa, dopo essersi lasciata alle spalle la sua professione da pubblicitaria e la sua casa a Monza, Micaela con il supporto dell'assoziazione Mama Africa, aveva iniziato la sua attività in un piccolo villaggio del Kenya.

"Faceva volontariato autonomo per aiutare specialmente i bambini e le donne a mangiare e a istruirsi, fino a trovarsi un lavoro" ricorda il fratello Gianluca De Gregorio. "Aveva costituito una piccola Onlus, Likoni Yetu per la raccolta di fondi per poter realizzare dei progetti per la sopravvivenza di base della popolazione: dar da mangiare carne ai bambini, pagare la scuola per poterli istruire e per istruire le donne, che molto spesso sono ragazze madri, per dare a loro ed ai loro figli un minimo di futuro".

Micaela aveva iniziato dando il suo contributo in un piccolo orfanotrofio che ospitava 45 bambini e poi, grazie alla vendita della sua casa monzese e alla raccolta fondi avviata, era riuscita ad allestire un dormitorio per dare a ognuno dei suoi bambini un letto in cui dormire. "Ci sono tante persone che la stanno piangendo ora a Likoni, che le volevano bene, che le sono state accanto in questi ultimi giorni in ospedale fino alla fine, nonostante il Covid19, nonostante le difficoltà che per noi non esistono, per un semplice spostamento da Likoni a Mombasa, su strade inesistenti, con mezzi fatiscenti" spiega il fratello. 

Micaela è morta a "casa" sua, in Africa, una terra che aveva amato fin da subito e a cui aveva donato tutta se stessa. Anche all'inizio di marzo, quando avrebbe potuto scegliere di far ritorno in Italia nei giorni più neri della pandemia, ha deciso di restare lì per paura di contrarre il virus rientrando e di poter contagiare i "suoi" bambini. E ha continuato a lavorare per loro, ingegnandosi per produrre gel igienizzante, termometri antipiretici e mascherine da consegnare ai piccoli e alle famiglie dei villaggi vicino. Sempre in prima linea, sempre instancabile. 

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