Il giudice, l’ex socio e l’avvocato: le tre vittime della strage al tribunale

Fernando Ciampi, Giorgio Erba e Lorenzo Alberto Appiani sono le vittime della strage al tribunale di Milano. Così il killer, Claudio Giardiello, ha messo in atto il suo piano folle. Ai carabinieri ha raccontato: "Volevo vendicarmi"

Il giudice, l'avvocato e l'assassino

Settantuno anni, magistrato e giudice “inflessibile”. Sessant’anni, un passato da piccolo imprenditore e un processo in corso per un fallimento, secondo l’accusa, fraudolento. Trentasette anni, giovane e brillante avvocato del foro di Milano. 

Non avevano praticamente nulla in comune Fernando, Giorgio e Lorenzo Alberto. Tre vite distanti, diverse tra loro. Tre vite unite soltanto nel giorno della fine: il giorno della strage al tribunale di Milano, diventato per un’intera mattina il “poligono” di Claudio Giardiello, il cinquantasettenne originario di Benevento e residente a Brugherio, che giovedì ha seminato il panico nei corridoi del palazzo di giustizia. 

Il primo a cadere sotto i colpi di pistola dell’uomo, entrato nel tribunale con un falso tesserino da avvocato, è stato Lorenzo Alberto Claris Appiani: quello che fino a un minuto prima della morte era il legale del killer. L’avvocato ha appena rimesso il suo mandato, quando Giardiello estrae l’arma e apre il fuoco. Per il trentasettenne non c’è nulla da fare: colpito al cuore, muore sul colpo. 

VIDEO | L'avvocato del killer: "E' in stato di choc"

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La follia omicida del cinquantasettenne non si ferma. Anzi. L’uomo, ancora in aula, si gira verso i banchetti riservati al pubblico e mira la pistola contro Giorgio Erba, sessant’anni, e suo nipote Davide Limongelli, quarant’anni: entrambi coimputati con Giardiello nel processo per bancarotta fraudolenta sul fallimento della società di edilizia Magenta S.r.l. Erba, colpito da un proiettile, muore poco dopo al policlinico di Milano, nonostante il disperato tentativo dei medici di salvargli la vita. 

La sete di vendetta dell’ex imprenditore fallito, però, non è ancora soddisfatta. Giardiello esce dall’aula, si incammina verso il piano inferiore. Sulle scale, il suo sguardo incrocia quello di Fernando Ciampi, giudice settantenne. Il killer spara una volta, due: il magistrato, che era citato come teste nel processo, si accascia al suolo e muore. 

L’assassino esce dal tribunale, dopo aver sparato tredici colpi, e scappa a bordo del suo scooter. A porre fine alla sua follia sono i carabinieri, che lo arrestano a Vimercate e lo portano in caserma.

A loro, poco prima di accusare un malore ed essere ricoverato al pronto soccorso, racconta di averlo fatto per "vendicarsi di chi mi ha rovinato". L'odio di Giardiello: ecco l'unica cosa che avevano in comune Fernando, Giorgio e Lorenzo Alberto. 

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