Operai intossicati alla Lamina, morto anche Giancarlo: è la quarta vittima della strage

Per Giancarlo Barbieri, originario di Muggiò, giovedì è stato dichiarato il decesso

I soccorsi alla Lamina Spa (Bennati/MonzaToday)

Alle 13.30 di giovedì si sono spente anche le ultime speranze. I medici del San Raffaele, dopo giorni di disperati tentativi di riuscire nel miracolo, si sono arresi. È morto Giancarlo Barbieri, operaio brianzolo di sessantuno anni di Muggiò, in servizio alla Lamina spa, l'azienda che lavora metallo e titanio nella quale martedì pomeriggio hanno trovato la morte suo fratello Arrigo, di quattro anni più piccolo, Marco Santamaria - elettricista "esterno", quarantadue anni di Burago Molgora - e Giuseppe Setzu - quarantotto anni.

Poco dopo le 17, i quattro sono rimasti intossicati mentre lavoravano ad un forno sistemato in una buca scavata a due metri di profondità nel terreno. Marco e Arrigo, responsabile della produzione, erano stati i primi due a percorrere le scale che portano all'area del forno, che in giornata aveva avuto un guasto. Dopo pochi secondi, per l'aria satura di gas - con ogni probabilità azoto -, i due erano svenuti e il primo ad accorrere in loro aiuto era stato proprio stato Giancarlo, ormai prossimo alla pensione e fratello di Arrigo.

L'uomo, stando alla ricostruzione dei carabinieri, aveva immediatamente accusato un malore e a quel punto altri due operai - rimasti intossicati in maniera meno grave - avevano cercato, inutilmente, di portarlo via dalla buca. L'ultimo a intervenire, mentre l'allarme era già scattato e gli altri colleghi si erano allontanati, era stato Giuseppe, che si era letteralmente lanciato in quel fosso diventato per tutti una trappola senza via d'uscita. Arrigo, Marco e Giuseppe erano morti poco dopo l'incidente: soccorsi in arresto cardiocircolatorio, erano stati trasportati tra gli ospedali di Monza e Milano, dove poi è stat dichiarato il decesso.

Fino a giovedì, invece, Giancarlo è rimasto attaccato all'Ecmo, un macchinario che ha pompato aria nei suoi polmoni. Alle 13.30, poi, la tragica svolta, coi medici che ne hanno dichiarato la morte cerebrale. I pm che coordinano le indagini - Gaetano Ruta e Tiziano Siciliano - hanno già disposto il sequestro della salma, che sarà sottoposta all'autopsia. Nell'inchiesta, aperta per omicidio colposo plurimo, dovrebbero essere presto iscritti i titolari della Lamina spa, la piccola fabbrica di via Rho nella quale - assicurano i dipendenti - sono sempre stare rispettate tutte le misure di sicurezza.

Martedì, però, qualcosa è andato storto: l'allarme non è suonato e non ha segnalato la presenza di gas nell'area. Quello stesso gas che ha poi ucciso i quattro operai.

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Il cordoglio di Muggiò

"Giancarlo Barbieri non ce l'ha fatta. Abbiamo seguito con grande apprensione la cronaca di queste ore e purtroppo abbiamo appreso dagli organi di stampa della morte del nostro concittadino. La nostra comunità perde una persona che ci ha lasciati dopo aver tentato di salvare il fratello Arrigo, dimostrando grande coraggio e un commovente amore fraterno. Vorrei rinnovare le condoglianze alla famiglia e comunicare loro il cordoglio mio e dell'intera città" ha reso noto il sindaco della città di Muggiò Maria Fiorito.

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