È morto Stephen Hawking, l'addio allo scienziato e la teoria del "pesce rosso di Monza"

L'astrofisico britannico di fama mondiale si è spento il 14 marzo all'età di 76 anni: era malato di SLA

Stephen Hawking

Quando aveva 21 anni, a causa di una malattia neurodegenerativa, i medici gli avevano dato due anni di vita e invece Stephen Hawking, icona universale della scienza moderna, è vissuto ancora oltre cinquant'anni e ha dedicato la maggior parte della sua vita allo studio e alla descrizione dell'universo.

L'astrofisico britannico si è spento il 14 marzo all'età di 76 anni nella sua abitazione di Cambridge e ad annunciare la morte dello scienziato è stata la sua famiglia. Malato di SLA, Hawking soffriva di sclerosi laterale amiotrofica ed ha trascorso la maggior parte della sua vita di adulto su una sedia a rotelle, ma ciò non gli aveva impedito di studiare e diventare uno dei maggiori scienziati a livello mondiale. Nel 1988 aveva pubblicato "Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo", che aveva venduto milioni di copie e l'aveva fatto conoscere in tutto il mondo. Professore dell'Università di Cambridge, Hawking è stato uno tra i fisici teorici più apprezzati: la sua notorietà si deve soprattutto agli studi sui buchi neri, sulla cosmologica quantistica e sull'origine dell'universo. 

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Tra le teorie e gli studi sulla realtà del famoso scienziato una piccola menzione l'ha conquistata anche la città di Monza in quella che è passata alla storia come "The goldfish of Monza", il pesce rosso di Monza. Nelle riflessioni dell'astrofisico sulla realtà, nel libro "Il Grande Disegno", pubblicato nel 2010, Hawking prende spunto dal regolamento del Benessere degli Animali approvato dal comune di Monza nel 2004 dove si vietava ai proprietari di animali di tenere pesciolini rossi in bocce curve perchè questi, guardando fuori, avrebbe avuto una visione distorta della realtà. E se anche noi, come pesciolini rossi, fossimo all'interno di una grande boccia e avessimo una visione distorta da un'enorme lente?

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