Nanoparticelle per curare le malattie del fegato: il progetto "Ananas Liver"

Il team di studiosi con alla guida il brianzolo Pietro Invernizzi si è aggiudicato i 100.000 euro del primo premio dell’Open Accelerator di Zambon Group

La rivoluzione nella cura cura delle malattie autoimmuni del fegato passa attraverso le nanoparticelle. Biocompatibili, biodegradabili, green e smart le nanoparticelle, caricate con un farmaco, arriveranno dove serve, ne rilasceranno quanto serve e non avranno effetti collaterali.

La novità nel campo della ricerca medica è firmata da un team lombardo-veneto con a capo Margherita Morpurgo (Università degli Studi di Padova) e Pietro Invernizzi (Università di Milano Bicocca - ASST di Monza) che si è aggiudicato un sostegno di 100mila euro vincendo con il progetto “Ananas Liver” la seconda edizione di Open Accelerator, il fast-track accelerator program di Zambon Group.

«La nostra innovazione potrà cambiare la vita di tutte le persone che soffrono di malattie autoimmuni ed infiammatorie del fegato e che con le cure di oggi sono costrette ad assumere alti dosaggi di farmaci per riuscire a controllare la malattia, ma a costo di molti ed importanti effetti collaterali» spiegano i due scienziati che hanno avuto l’idea e l’hanno realizzata. Il progetto si inserisce in una collaborazione pluriennale tra Margherita Morpurgo (chimico-farmaceutica esperta di drug delivery dell’Università di Padova), Pietro Invernizzi (direttore dell’Unità operativa complessa di gastroenterologia della ASST di Monza, esperto internazionale di patologie autoimmuni del fegato dell’Università di Milano-Bicocca) e il team del Mario Negri di Milano coordinato dal nanobiologo Paolo Bigini.

Il team lombardo-veneto è stato scelto tra i 17 gruppi italiani e stranieri che per tutti i fine settimana da metà settembre a metà dicembre hanno partecipato al programma di accelerazione, svoltosi a Bresso, tenuto in lingua inglese, anche con docenti internazionali e con il coordinamento di Deloitte. «Fonderemo un’impresa e useremo queste risorse per approfondire gli studi in vivo e arrivare a dimostrare l’efficacia in più modelli di malattia. Serviranno alcuni anni e ai 100.000 euro del premio dovranno aggiungersi altri finanziamenti significativi. La nostra tecnologia migliorerà la vita dei pazienti e anche il bilancio della spesa sanitaria» ha annunciato Margherita Morpurgo, tra i leader del team.

“Oltre allo sviluppo in laboratorio utilizzando modelli di malattie autoimmuni del fegato cui lavoriamo da anni, non vedo l’ora di poter iniziare a provare questo nuovo approccio terapeutico nei pazienti. Vengono da noi all’Ospedale San Gerardo di Monza da tutta Italia cercando nuove e migliori terapie e purtroppo spesso non abbiamo molto da offrire” ha aggiunto Pietro Invernizzi, il clinico del gruppo.

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