Le mani della 'Ndrangheta sul turismo in crisi, quattro arresti e quote sequestrate

Tra gli arrestati nell'ambito dell'operazione coordinata dalla Dda di Milano anche un mediatore finanziario vicino a una delle più note famiglie di 'Ndrangheta della Brianza

L'operazione

Attività in crisi che - grazie ai capitali della 'Ndrangheta - erano pronte a rifiorire e a diventare "miniere d'oro" per gli affari. E minacce ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso e usura. Questa la realtà che ha portato alla luce l'operazione The Shock, condotta dalla Questura di Milano, che ha coinvolto anche la Brianza gettando ancora ombre sull'infiltrazione mafiosa nell'ambito degli affari del territorio.

Questa volta i tentacoli della criminalità organizzata sono arrivati fino al settore turistico. Prima l'iniziezione di capitali "freschi" per dare una nuova boccata di ossigeno alle attività in crisi poi il "conto" da pagare: il controllo delle quote societarie e le minacce aggravate dal metodo mafioso. Dalla Brianza le indagini sono arrivate fino in Liguria facendo emergere un grave episodio di infiltrazione mafiosa nel contesto economico ed in particolare nel settore turistico - alberghiero. Dall'attività investigativa è emerso il legame tra esponenti delle criminalità organizzata ed i professionisti; nel caso in esame era proprio il consulente finanziario che segnalava al soggetto calabrese le potenziali vittime e che pianificava unitamente a quest´ ultimo le operazioni finanziarie. 

Tra le persone arrestate figura anche un professionista dell'intermediazione finanziaria; quest'ultimo — secondo gli investigatori — avrebbe agito insieme al principale indagato: un "soggetto già emerso in altre indagini della Dda di Milano ed espressione di una delle più note famiglie di `ndrangheta della Brianza", si legge in una nota diramata da via Fatebenefratelli. E proprio attraverso la "forza di intimidazione derivante dal collegamento con la 'ndrangheta", gli indagati avrebbero preso il controllo di "un'importante realtà alberghiera in Liguria, le cui quote sono state oggetto di sequestro da parte del Gip di Milano con la stessa ordinanza che ha adottato le misure cautelari", si legge nel comunicato.

L'indagine della polizia postale

Le indagini sono iniziate in seguito all'operazione "orso Bruno" che nel 2018 aveva fatto scattare le manette per 21 persone con le accuse di associazione a delinquere transnazionale, frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico e riciclaggio di proventi di massive campagne di phishing; una attività investigativa che lasciava intravedere un interesse della ndrangheta verso il cybercrime.

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"Anche questa indagine ha messo in luce come la criminalità organizzata stia muovendo passi nel mondo della criminalità informatica e verso il cybercrime, riciclando poi i profitti mediante ordinarie metodologie tipiche mafiose", sottolineano gli investigatori. La polizia, al termine della nota, invita gli imprenditori a denunciare " ogni forma di minaccia o semplici avvicinamenti esplorativi da parte di soggetti dotati di una certa liquidità, anche in cripto-valuta, segnalando siti internet e caselle di posta elettronica emerse in relazione a questi fenomeni criminali".

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