'Ndrangheta, in manette autodemolitore a Desio e un chirurgo dell'ospedale Niguarda

Arrestato Ignazio Marrone, titolare di un demolitore a Desio. Insieme a lui in manette anche un medico chirurgo plastico dell'ospedale Niguarda

Le armi sequestrate durante le operazioni

Non solo un’autodemolizione. L’officina di Desio di Ignazio Marrone era anche un luogo di incontri e teatro delle attività che il 40enne avebbe gestito per conto della locale di ‘Ndrangheta di Desio insieme al medico chirurgo Arturo Sgrò dell’ospedale Niguarda di Milano.

A Marrone non è bastato parlare in codice al telefono quando organizzava incontri o chiedeva denaro per conto di alcuni sodali detenuti. Per gli agenti della Squadra Mobile di Milano, diretti da Alessandro Giuliano, non è stato difficile capire che gli affari nascosti dietro alle “gomme” o “ricambi” di cui il demolitore parlava erano gli stessi nascosti dietro al linguaggio cifrato delle “ricette” e dei “referti” di Arturo Sgro, quarantaduenne dirigente medico presso l'ospedale milanese di Niguarda, anche lui arrestato martedì mattina con l'accusa di associazione mafiosa.

Entrambi sono considerati appartenente alla “locale” di ‘ndrangheta di Desio, che fa riferimento alla famiglia Iamonte-Moscato di Melito Porto Salvo (Rc). Il quadro emerso dalle indagini condotte dagli inquirenti è quello di due figure pienamente inserite nel contesto 'ndranghetista lombardo, con contatti ai vertici. Coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, gli agenti della Prima Sezione, diretta da Serena Ferrari, hanno potuto accertare che i due arrestati avrebbero riscosso crediti per conto di alcuni sodali detenuti, provvedendo inoltre al loro sostentamento e a quello delle loro famiglie.

Il titolare della ditta di autodemolizioni è anche indagato per ricettazione, detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra - una Beretta clandestina e una Mauser - e relativo munizionamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa. Marrone, di origine siciliana, - secondo la Mobile - sarebbe stato autorizzato dal clan a risolvere i contrasti tra gli affiliati di 'ndrangheta calabrese e Cosa Nostra e proprio nel suo capannone una volta un creditore è stato rinchiuso, “con i classici metodi mafiosi” e costretto a versare la somma dovuta.

Arturo Sgro invece è considerata una figura autorevole nell’ambiente grazie al suo curriculum, con un borsa di ricerca in Chirurgia Maxillo-facciale e Chirurgia malformativa del viso presso l’Università di Messina e esperienze professionali all'estero, e anche perché appartenente ad una famiglia già nota: Giuseppe e Salvatore Sgro, suoi parenti, sono stati arrestati nell’operazione Infinito, che ha smantellato i vertici della 'ndrangheta in Lombardia.

Dopo la notizia dell’arresto di Desio il consigliere provinciale Giorgio Garofalo ha voluto ringraziare il lavoro svolto dalle forze di polizia: “Questo nuovo filone di indagine mette a nudo, ancora una volta, i meccanismi di funzionamento delle consorterie mafiose che sfruttano tutti gli agganci possibili nelle diverse realtà sociali e professionali” – ha commentato Garofalo – “Entrambi i soggetti indagati si possono definire veri e propri affiliati alla cosca calabrese della locale di Desio, locale che nonostante sia stata duramente colpita da indagini come "Infinito" e "Tibet" mostra ancora la sua vitalità. Per questo motivo bisogna continuare ad avere gli occhi aperti”.

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