'Ndrangheta in Brianza, arresti e sequestri

Scoperta a Seveso una banca clandestina per riciclare il denaro sporco

Uno scambio di denaro (frame Polizia di Stato)

Blitz della Polizia di Stato di Milano in Brianza: nella mattinata di martedì sono stati eseguiti, durante un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lombardo, numerosi arresti di esponenti legati alla ‘ndrangheta.

In totale sono state emesse 40 ordinanze di custodia cautelare (21 in carcere e 19 ai domiciliari) e una pioggia di sequestri ha colpito società, beni immobili e mobili. Tra le persone ai domiciliari, il direttore e il vicedirettore dell'ufficio postale di Paderno Dugnano.

A Seveso gli inquirenti hanno portato alla luce una banca clandestina dove avveniva il riciclaggio del denaro sporco provento di usura ed estorsioni. Secondo le intercettazioni, i membri del clan si paragonavano alla Banca d'Italia tale era la disponibilità giornaliera di denaro contante.

I capitali venivano spostati grazie alla connivenza di impiegati postali e bancari e di diversi imprenditori in Svizzera o a San Marino mentre una parte di questi veniva immessa nuovamente nello sporco giro di affari attraverso investimenti nel settore edilizio o negli appalti pubblici. La base operativa era un "tugurio" in corso Isonzo a Seveso, dove il clan in alcuni casi (intercettati dalla polizia) ha anche rivolto vere intimidazioni alle vittime (Video).

TRE DIRIGENTI SPORTIVI - Nelle carte compaiono i nomi di tre dirigenti sportivi: Antonio Rosati (ex presidente del Varese e ora vicepresidente del Genoa), Gianbartolo Pozzi (direttore generale della Spal) e Giuseppe De Marinis (ex presidente della Nocerina). Per De Marinis anche un pestaggio con probabile distacco della retina di un occhio. Pozzi avrebbe ricevuto due prestiti per un totale di 130 mila euro da restituire a tasso d'usura. Rosati (che è anche imprenditore edile) per la procura risulta in rapporti d'affari con Giuseppe Pensabene, presunto capo-clan, "per alcune speculazioni edilizie". Rosati ha però smentito prontamente ogni suo rapporto con la criminalità affermando che non avrebbe esitato a denunciare.

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MASSIMO PONZONI - Nelle intercettazioni spunta anche il nome dell'ex assessore regionale Massimo Ponzoni (Pdl), che secondo il presunto boss Giuseppe Pensabene avrebbe ottenuto i voti della 'ndrangheta per far carriera politica, in particolare appoggiato da Domenico Zema, imprenditore edile e già assessore di Forza Italia all'urbanistica nel comune di Cesano Maderno. Zema, peraltro, è tra gli arrestati.

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