Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Rapine con ostaggi, vite da salvare o barricamenti (con armi): a Monza - come nei film - entra in azione il negoziatore

Il comando provinciale dei Carabinieri si è recentemente dotato di una figura professionale d'eccellenza in grado di intervenire in supporto durante interventi di difficile gestione e potenzialmente pericolosi. Missione: instaurare il dialogo e salvare vite umane

Alcune dotazioni del negoziatore

Il megafono, un giubbotto antiproiettile, le corde, delle chiavi speciali in grado anche di aprire le porte di un treno, un kit di primo soccorso e un casco antisfondamento. E poi le parole: quelle giuste da trovare e usare in ogni occasione per entrare in sintonia con chi è in difficoltà e, in molti casi, salvare vite. E' questo il kit - o almeno parte dell'equipaggiamento - di un negoziatore.

E anche il comando provinciale dei carabinieri di Monza e Brianza ora si è dotato di questa figura d'eccellenza. Sono solo 101 i negoziatori della Benemerita (quelli di I livello, escludendo dal conteggio i membri del GIS - Gruppo Intervento Speciale) in tutta la Penisola. E uno di questi ora è proprio a Monza. 

Parole e azione, chi è il negoziatore dei Carabinieri di Monza

Cinquant'anni, origini siciliane, luogotenente effettivo al Nucleo Investigativo del comando provinciale di Monza e Brianza e in servizio nel capoluogo brianzolo dal 2007 dopo quattordici anni di esperienza al Nucleo Operativo della compagnia di Seregno. E ora negoziatore ufficiale dell'Arma di Monza e Brianza.

Anche a Monza adesso il comando dei Carabinieri, da poco più di un mese, si è dotato di questa figura d'eccellenza con un negoziatore abilitato con una qualifica ottenuta dopo una selezione preliminare rigida e una formazione intensiva con un corso di tre settimane presso l'Istituto Superiore di Tecniche Investigative di Velletri durante il quale oltre la metà dei candidati non arriva al termine. Giornate intere di lezioni teoriche, fondamenti di psicologia, psichiatria, nozioni mediche ed esercitazioni pratiche dove oltre alle simulazioni d'emergenza i negoziatori vengono testati per mettere alla prova la loro capacità di resistenza e resilienza.

Saranno proprio loro infatti che poi saranno chiamati a fare la differenza nelle eventuali situazioni di emergenza dove si troveranno a operare con aspiranti suicidi, eventuali rapine con ostaggi o ancora barricamenti in abitazioni. Un episodio, questo, che non si è rivelata solo un'ipotesi da sceneggiatura da film o di fantasia ma realtà e che si è verificato proprio lunedì pomeriggio a Verano Brianza. Qui un uomo dopo aver picchiato la moglie davanti ai bambini, si è barricato in casa, mostrando ai carabinieri una pistola poi rivelatasi giocattolo, invitandoli ad "andare a prendere le mitragliette" e ad armarsi. Una situazione potenzialmente pericolosa dove è stata richiesta per la prima volta la competenza del negoziatore dei carabinieri. L'emergenza poi è presto rientrata e c'è stata la resa e poi l'arresto. Ma tutto era già stato predisposto per la negoziazione. 

La tecnologia e le parole giuste: le "armi" del negoziatore 

Che si arrivi sul tetto di un'abitazione dove qualcuno sta pensando di lanciarsi di sotto, nel tentativo di togliersi la vita o che si intervenga in un edificio dove un potenziale sequestratore ha in ostaggio decine di persone e magari bambini la prima cosa da fare resta stabilire un contatto con il soggetto, adottando tutte le cautele del caso. E per fare questo il negoziatore deve sfoderare abilità, doti psicologiche e "armi" speciali. Insieme a dotazioni tecnologiche per riuscire a entrare in contatto con il soggetto nel più breve tempo possibile nel kit di un professionista non può mancare un telefono da cedere eventualmente alla persona con cui si ha necessità di parlare e con cui potersi mettere in contatto tramite la centrale operativa o un megafono o delle radiotrasmittenti. E ancora chiavi speciali in grado di aprire anche le porte di un treno o di intervenire su un contatore elettrico, torce, un accendino, corde e un kit di pronto soccorso per ogni necessità. E poi una lavagnetta, post-it, fogli e penne: qualsiasi strumento in grado di poter stabilire una comunicazione e di costruire un dialogo per raggiungere l'obiettivo della missione: il dialogo propedeutico alla resa e la salvaguardia di eventuali vite umane.

Una missione difficile che inizia ma non si può sapere come e quando finirà e nella quale è importante non commettere passi falsi che possano far precipitare la situazione. E un negoziatore è pronto a tutto e nel suo equipaggiamento c'è anche il necessario per resistere 72 ore in autonomia. Ma le missioni più complesse, si sa, non si vincono mai da soli e gli specialisti del'Arma - che rispondo agli ordini del comandante che richiede la loro collaborazione - sono quasi sempre affiancati anche telefonicamente da un collega che supporta, indirizza e collabora a più livelli.

Dal GIS ai negoziatori dell'Arma anche sul territorio

Antiterrorismo, situazioni potenzialmente pericolose dove in gioco ci sono vite da salvare e supporto nella gestione di eventuali circostanze confluttuali prestandosi anche per consulenze tecnico-operative: questi i compiti di un negoziatore che è a disposizione sette giorni su sette, giorno e notte. Sempre pronto a tutto.

"La chiave è mettersi nei panni dell'altro. Capire qual è il problema dell'altro, restare professionale, non mentire e capire qual è la ragione per cui la persona è andata in crisi" spiega il maggiore Emanuele Amorosi. "Abbiamo perso l'abitudine ad ascoltare e spesso l'ascolto è già a metà la soluzione del problema" fa da eco il negoziatore di Monza. Attitudine all'ascolto, all'empatia e la tendenza a mettere al centro le esigenze e i bisogni dei cittadini - insieme all'attività repressiva e di contrasto ai resti - sono i valori che rispondo alla missione dell'Arma che nei secoli ha onorato. E proprio la Benemerita è l'unica forza di polizia in Italia a essersi dotata nel 2004 della figura professionale dei Negoziatori, inizialmente con il Gruppo di Intervento Speciale e poi nel 2009 con l'inserimento anche negli organici territoriali e nei singoli comandi provinciali.

Non si tratta dell'unico fiore all'occhiello su cui l'Arma dei Carabinieri può contare per la gestione di situazioni di conflittualità a livelli di allerta o contesti di emergenza. Pronte a intervenire (da Brescia e da Milano nel caso specifico di Monza) ci sono anche le A.P.I. (Aliquote di Primo Intervento) e le S.O.S. (Squadre Operative di Supporto) due reparti di recente istituzione in seguito all'innalzamento del livello di allerta terroristica in Europa dopo gli attentati di Parigi del 2015, tra cui la strage al Bataclan. "Essere militari significa anche avere una risposta efficiente e una giusta forma di intervento a più livelli di fronte a situazioni con differenti livelli di allerta e l'Arma ha risposto dotandosi recentemente anche di questi strumenti efficaci" ha concluso il Colonnello Luca Romano, comandante del Reparto Opertivo del Comando provinciale di Monza. 

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