"Negro di m...." a bimbo, la società condanna il razzismo: "Sugli spalti 5 mamme ma tutte negano"

La Sovicese dopo il comunicato sul triste episodio razzista che sarebbe avvenuto in campo ha effettuato un'indagine interna per appurare i fatti. I genitori negano e chiedono un incontro chiarificatore con l'Aurora

"Negro di m....". Una frase urlata da una mamma dagli spalti a un bambino di dieci anni della squadra rivale, in campo per giocare. Un'offesa che il piccolo calciatore avrebbe sentito e, insieme a un compagno, a fine partita, negli spogliatoi avrebbe riferito all'allenatore. A pronunciarla però - a quanto pare - non sarebbe stato nessuno. O almeno fino ad ora nessuno se n'è assunto la responsabilità. Tanto meno sono arrivate delle scuse. 

Il triste episodio - secondo quanto denunciato dall'Aurora Desio - è avvenuto sabato pomeriggio durante una partita dei Pulcini nella cittadina brianzola contro la Sovicese. In campo dei bambini, sugli spalti i genitori. Secondo quanto riferito e reso noto, in una lettera aperta indirizzata tra gli altri anche al ministro dello Sport Spadafora e all'assessore regionale Martina Cambiaghi, i toni durante il match si sarebbero scaldati e una mamma avrebbe rivolto un'offesa di matrice razzista a uno dei giocatori avversari, additandolo per il colore della pelle. Esemplare la condanna del gesto da parte della società che ha annunciato iniziative di sensibilizzazione contro il razzismo e chiesto alla Sovicese di effettuare una indagine interna per verificare i fatti e individuare il/la responsabile.

"In riferimento ai fatti che ci hanno coinvolti, condanniamo sicuramente qualsiasi manifestazione di razzismo specialmente in uno sport che serve per creare senso di appartenenza e di integrazione culturale" si legge nel comunicato diffuso dalla Sovicese. "Chi ci conosce sa che da parte nostra c'è sempre stato l'impegno nel comporre squadre di tutte le categorie in modo tale che risultassero eterogenee sia dal punto di vista sociale che etnico, al fine di favorire processi di integrazioen tra i ragazzi". "Abbiamo immediatamente avviato un'inchiesta interna per risalire all'eventuale responsabile. Qualora i fatti vengano accertati e il responsabile venga individuato, provvederemo ad avviare le dovute procedure sanzionatorie" si legge nel testo. 

"Dopo la partita sabato nessuno ha detto nulla anzi - da quanto mi hanno riferito - i genitori sarebbero anche rimasti mezz'ora lì a chiacchierare" spiega Rino Viganò, Direttore Generale della Sovicese, società sportiva dilettantistica che conta un centinaio di bambini nelle varie squadre. "Le mamme presenti - tra tutti i genitori - erano cinque e nessuna di loro afferma di aver pronunciato quella frase e nemmeno di averla sentita".

"Siamo una società da sempre schierata contro il razzismo, anzi, nella nostra squadra Juniores abbiamo sette ragazzini stranieri schierati in campo" aggiunge Viganò. Dopo una giornata "di fuoco" passata a contattare i singoli genitori presenti per cercare di capire come siano andate le cose, la società - che sabato dovrebbe incontrare in campo nuovamente l'Aurora Desio con la squadra Juniores - ha mostrato l'intenzione di chiedere un incontro chiarificatore tra genitori. 

"Una delegazione dei genitori del 2009 ci ha fatto richiesta esplicita di favorire, in accordo con i Dirigenti dell'Aurora Desio, un incontro con i genitori del ragazzino coinvolto e garantire loro la vicinanza e la comprensione della Sovicese tutta".

A condannare l'episodio ci ha pensato anche il Presidente della Sovicese, Alberto Canzi: "Condanno il gesto, nel caso in cui questo sia avvenuto poichè - a sentire i genitori presenti - sembra che quella frase non sia stata detta. La colpa putroppo non è della società ma dei genitori e quello che è successo dispiace ma noi ci occupiamo dei bambini in campo: i genitori non si riescono a controllare". 

Dopo l'accaduto lunedì anche l'assessore allo Sport di Regione Lombardia Martina Cambiaghi è intervenuta sul caso e ha annunciato la possibilità di introdurre un "daspo" per i genitori. 

"Sicuramente servono provvedimenti seri contro i genitori violenti e aggressivi, senza escludere la possibilità del “Daspo”. In caso di intemperanze verbali, basta anche un solo insulto, una parolaccia, deve scattare l’espulsione dei genitori e nei casi più gravi l’allontanamento di tutto il pubblico presente. A questo poi aggiungerei anche un momento di rieducazione, non per i ragazzi ma per i genitori. Prima di poter mettere piede su una tribuna i genitori, soprattutto quelli che si sono macchiati di atti di bullismo, dovrebbero seguire corsi di Fair Play tenuti dalle associazioni sportive. Questi episodi, messi in atto da persone adulte, devono essere chiamati con il loro nome e non possono essere altro che definiti veri e propri atti di bullismo. Un bambino impara dai propri genitori a comportarsi.  Ho scelto di intervenire pubblicamente su questo tema senza avere paura di puntare il dito verso i genitori: quelli che dovrebbero essere da esempio da monito e invece nella realtà si trasformano sempre più spesso, nella “rovina” sportiva dei ragazzi. Questa mattina ho sentito al telefono il sindaco di Sovico, Barbara Magni, concordando la necessità di intervenire con attività educative mirate all’interno della società sportiva. Un progetto che sicuramente coinvolgerà i calciatori ma soprattutto i genitori. Sabato pomeriggio sarò allo Stadio di Desio per Aurora Desio Sovicese nella categoria Juniores perché voglio che certi episodi non succedano più" ha detto Cambiaghi.

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