Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Vimercate

Alcatel, sospiro di sollievo: licenziamenti evitati (per ora)

Trovato un accordo tra azienda e lavoratori: si parte con la cassa integrazione in deroga per cinque mesi. In questo periodo si continuerà a cercare una ricollocazione per tutti

Un modo per prendere tempo. Un modo per non affossare definitivamente le speranze dei lavoratori. Il primo sorriso, seppur temporaneo, dopo mesi di paura e proteste. Giovedì sera, al termine di una giornata lunga e convulsa, è stato raggiunto un accordo, presso il ministero del Lavoro, a conclusione della procedura di mobilità avviata da Alcatel Lucent lo scorso venti febbraio. 

L’intesa, arrivata sul filo di lana nell’ultimo giorno utile, prevede che l’azienda utilizzi un periodo di cassa integrazione in deroga zero di cinque mesi - a partire dal sette maggio - per i ventiquattro lavoratori che erano in esubero. Non una garanzia per il futuro, certo. Ma di sicuro un margine di tempo più ampio per sperare ancora e per rimandare i licenziamenti che sarebbero stati immediati. 

I lavoratori che aderiranno alla mobilità entro il 7 luglio avranno un incentivo pari a quanto erogato finora - 26 mensilità col minimo di settantamila euro -, mentre i dipendenti che hanno già concordato l’uscita in mobilità, in aggiunta all’incentivo previsto, riceveranno una quota pari a cinque mensilità dell’indennità di cassa integrazione.

“Durante la cassa integrazione in deroga - fa sapere Gianluigi Redaelli, segretario generale della Fim Cisl Monza - si continueranno ad utilizzare gli stessi strumenti per la ricollocazione interna ed esterna, nonché per la riqualificazione professionale, fin qui utilizzati”.

“Siamo quindi giunti ad un accordo che in extremis evita i licenziamenti - sottolinea Redaelli - e che dà un ulteriore margine di tempo per la ricerca di una soluzione lavorativa per ciascun lavoratore e lavoratrice”.

Lavoratori che da mercoledì hanno iniziato un presidio permanente davanti alla sede dell’Alcatel Lucenti all’Energy Park di Vimercate, dove i quarantatré lavoratori a rischio licenziamento si sono radunati con tende e striscioni. Un primo risultato, per ora, lo hanno raggiunto. 

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