La polizia: "Giusto fare i nomi degli agenti che hanno ucciso il terrorista"

Il capo della polizia Gabrielli difende la scelta: "A rischio ritorsione non sono loro due, ma tutti coloro che hanno una divisa. E' un giusto riconoscimento

Movio e Scatà

A margine dello scontro a fuoco in cui è rimasto ucciso Anis Amri, il tunisino ritenuto responsabile della strage di Berlino per conto dell'Isis, molte polemiche sono scoppiate in merito alla rivelazione dei nomi dei due agenti di polizia che hanno compiuto l'operazione, nell'ambito del controllo del territorio, a Sesto San Giovanni.

Cristian Movio e Luca Scatà, il primo esperto capopattuglia, il secondo in prova, erano a bordo della volante Alfa Sesto del commissariato quando hanno deciso di controllare il giovane nordafricano che, con fare sospetto, si trovava alle tre di notte fermo davanti alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni.

Movio è rimasto ferito dal colpo di pistola calibro 22 partito dall'arma (carica) che Amri ha improvvisamente estratto dallo zaino. Scatà ha allora colpito Amri al torace per difendere se stesso e il collega. I nomi dei due agenti sono stati resi noti dal governo e dalla polizia. Per molti una scelta avventata, che ha immediatamente esposto Movio e Scatà alla possibile ritorsione dell'Isis. Ma Franco Gabrielli, capo della polizia, non la pensa affatto così e - nella giornata del 24 dicembre - difende la scelta, evidentemente meditata e non fatta "a caso".

VIDEO | La sparatoria a Sesto San Giovanni

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Per Gabrielli, avere diffuso i nomi è stato "un riconoscimento chiaro, una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita". E soprattutto "non c'è - per Gabrielli - alcuna esposizione. Fare i nomi, con questo tipo di terrorismo, non è né un errore né un'esposizione. Non siamo in presenza di un terrorismo come quello che abbiamo conosciuto negli anni '70, un terrorismo endogeno che ha interesse a colpire il singolo. Qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso". Secondo il capo della polizia, infatti, 'a rischio' non sono tanto gli agenti individuali ma "tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa".

VIDEO | Le prime parole di Cristian dall'ospedale

Azioni ritorsive, in altre parole, sarebbero possibili ma non tanto contro Movio e Scatà, quanto contro qualunque poliziotto. Ragion per cui, dal comando della polizia italiana è già partita una circolare per raccomandare a tutti gli agenti "massima attenzione".

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