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Cronaca

A Monza e Brianza più di 700 donne in un anno picchiate, stalkerizzate, violentate e minacciate

I dati della Prefettura che arrivano dal monitoraggio relativo ai reati denunciati nel 2020

Una donna uccisa e altre settecento che hanno denunciato maltrattamenti, violenze, minacce e abusi sessuali a Monza e Brianza nel 2020. Anche se spesso una stessa vittima denuncia più reati (es. stalking e lesioni), dai numeri elaborati dalla Prefettura e dalla Questura di Monza e della Brianza in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne è emerso che sono circa 700 le vittime di violenza di genere sul territorio all’anno. Almeno quelle che hanno scelto di denunciare anche se sicuramente - purtroppo - le donne maltrattate sono molte di più. E non hanno voce.

Sono 732 le denunce raccolte dalle forze di polizia per atti persecutori (cd. stalking), lesioni personali dolose, minacce, omicidi dolosi e preterintenzionali, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale che hanno avuto una donna come vittima.

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Nonostante una leggera riduzione degli episodi denunciati, è stata rilevata una sostanziale omogeneità dei dati tra gli anni 2019 e 2020, peraltro coerente con la tendenza registrata finora nell’anno 2021. Nonostante una diminuzione dei numeri, il Prefetto Palmisani ha tuttavia ricordato che non sempre la violenza di genere è intercettata, in quanto spesso è accompagnata dal silenzio delle vittime, che sovente arrivano a denunciare solo dopo diversi episodi di violenza. A fronte del pericolo che molti casi restino sommersi, è stata rilevata la necessità di creare condizioni sempre migliori per agevolare la denuncia e tutelare efficacemente le vittime, anche attraverso l’attivazione della procedura del ‘Codice rosso’ introdotta dalla legge 694/2019.

Polizia e volontarie in piazza

Anche quest’anno, in vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, riprendono gli incontri della Polizia di Stato con i cittadini di Monza, condotti, nell’ambito della campagna permanente “Questo non è amore”, dalla Divisione Anticrimine della Questura di Monza e della Brianza.

L’Ufficio Minori e vittime vulnerabili della Questura, insieme a personale dell’A.N.P.S. della Polizia di Stato e a volontarie del C.A.DO.M., sarà presente il giorno 25 novembre p.v., dalle 9 alle 13, in p.zza Roma, dove verrà allestito un gazebo e distribuito materiale informativo. L’iniziativa oltre ad avere la valenza di una campagna informativa, tende ad aprire un canale comunicativo diretto con le potenziali vittime, aiutarle, a riconoscere i segnali della sopraffazione, sostenerle e, soprattutto, fornire loro una corretta informazione sugli strumenti di legge e di sostegno relativi all’attività di prevenzione e contrasto alla violenza domestica.

Non tutti sanno, infatti che chiunque può segnalare alle forze dell’Ordine un caso di violenza domestica con la garanzia che il suo nome non verrà divulgato, aiutando, così, concretamente chi subisce gli abusi, consentendo al Questore, quale Autorità di P.S., di intervenire a tutela della vittima con l’Ammonimento della persona violenta.

Come chiedere aiuto

A Monza tra i centri antiviolenza del territorio da anni opera anche il Cadom. "In quest'ultimo periodo non abbiamo registrato un aumento di richieste ma i numeri sono costanti e temiamo che questo dato possa essere letto anche come conseguenza del fatto che a causa della pandemia e del lockdown molte donne hanno perso il lavoro e in questa situazione hanno anche meno forza e meno possibilità di uscire dalla violenza" spiega Marilena Arena, presidente del Centro di Aiuto Donne Maltrattate.

"Abbiamo ricevuto tante telefonate di primo contatto ma molte di queste non si concretizzano in un percorso di fuoriuscita dai maltrattamenti come se la donna spinta dalla violenza subita nel lockdown tentasse una fuoriuscita e poi tornasse indietro perchè il contesto non le permette altro". E per non affrontare questo difficile e lungo percorso esiste una rete di supporto sul territorio. Quando chiedere aiuto? "Il prima possibile" spiega Marile Arena. "Molto le donne spesso non hanno consapevolezza delle violenze disumane e insgiuste che subiscono perchè sono in uno stato di confusione, perchè il circolo della violenza spinge a non reagire e a protrarre nel tempo il momento in cui dire basta".

"La modalità più semplice per chiedere aiuto è quella di rivolgersi ai centri antiviolenza tramite una telefonata, una mail o il numero 1522, il proprio medico o il pronto soccorso. I centri antiviolenza come il nostro accolgono in anonimoto, senza giudizio, e si pongono in una reazione al femminile che favorisce il racconto e la consapevolizzazione della donna che subisce violenza. che è una telefonata e un primo passo coraggioso per se stessa e per eventuali figli".

I numeri 

In meno di un anno, da gennaio a fine settembre, sono state 169 le donne che si sono rivolte al Cadom. E 109 di loro lo hanno fatto per la prima volta. "Complessivamente sono state 128 le donne accolte in sede per iniziare un percorso di uscita dalla violenza. Delle 128, 72 stanno ancora frequentando il percorso. Nove lo hanno concluso, mentre 47 l'hanno sospeso o interrotto”. Ancora qualche dettaglio, per inquadrare il fenomeno: il 90% di chi chiede assistenza è di provenienza italiana: per il 65% risiede negli ambiti di Monza e Carate e porta con sé un carico di 169 figli, di cui 114 minori. assistita, il 2% di violenza diretta e il 12% di entrambe le forme.

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