Omicidio Desio, uno degli assassini medicato al Pronto Soccorso

Gli inquirenti stanno passando al vaglio tutti gli elementi raccolti per capire cosa possa aver spinto la banda a uccidere. Uno dei tre componenti, ferito, si è fatto medicare al pronto soccorso.

Via dei Mariani a Desio, dove è avvenuto l'omicidio

DESIO -  Ha tentato disperatamente di difendersi, ma la sua sopravvivenza a quel punto  non era  più contemplata dai rapinatori. Omicidio volontario aggravato, questa l'accusa principale per i tre uomini sospettati di aver ucciso una donna di 61 anni - Franca Lo Jacono  - nella notte tra sabato e domenica.  L'accusa sembrerebbe escludere una premeditazione, ma non il fatto che il finale si sangue potesse essere stato considerato.  La donna uccisa è stata aggredita mentre entrava in retromarcia nel box di una palazzina di Desio.  Due dei rapinatori hanno cercato di spararle, ma pare che l'arma si sia bloccata. A quel punto gli assassini hanno estratto un coltello, con cui hanno colpito la vittima alla gola. La morte è avvenuta per soffocamento.

LA BANDA - Il delitto non sembra maturato in ambiente mafioso come supposto in un primo momento. Si era pensato a una pista mafiosa  data la parentela della vittima con Paolo Vivacqua, imprenditore di origine siciliana ucciso nel novembre 2012. La circostanza è stata poi smentita dalle indagini, che hanno condotto all'arresto della banda formata da Antonino Radaelli, 51 anni di Desio, Raffaele Petrullo, 33 anni di Paderno Dugnano (Milano) e Antonio Giarrana (l'ideatore della rapina e unico malavitoso di spessore, secondo i carabinieri), di 29 anni, residente a Desio. Quest'ultimo, nato a Canicattì, è però originario della zona di Ravanusa (Agrigento), la cittadina da cui proveniva Vivacqua, il consuocero della donna assassinato, di cui tutti, in paese, conoscevano la grande disponibilità economica, della quale peraltro l'imprenditore non faceva mistero mantenendo un tenore di vita elevatissimo.

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MOVENTE OSCURO - I fermati sono ora in carcere in attesa che l'ordinanza di arresto firmata dal sostituto procuratore Manuela Massenz sia convalidata dal gip. Proprio uno di essi, ferito, ha lasciato molte tracce di sangue al punto di permettere ai carabinieri di seguire la pista giusta sin dal primo sopralluogo. E si è poi presentato al pronto soccorso della zona, incurante degli accertamenti dei carabinieri che sempre vengono effettuati, in questi casi, sugli ospedali. Quello che invece ancora rimane avvolto nel mistero più fitto è il movente: quanti soldi i tre pensavano che quella sera la donna avesse con sé? Dove li avrebbe recuperati, e per conto di chi? E soprattutto: dove sarebbero finiti? Interrogativi cui i carabinieri di Monza stanno cercando di rispondere e che intrecciano il caso con quello di Vivacqua, uomo "capace di prelevare anche 3-400 mila euro in contanti a settimana". Tutto ciò, in attesa di sapere se la pistola trovata sotto il corpo della donna sia magari la stessa che ha ucciso l'imprenditore.

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