Marocchino morto a Cavenago, omicidio nell'ambiente dello spaccio

Hanno raggiunto l'area boschiva tendendo un agguato allo spacciatore: hanno finto di volergli vendere il fucile con cui lo hanno ucciso e gli hanno portato via diversi etti di droga

E' stato un agguato finito male, un tentativo di derubare un pusher di diversi etti di droga pesante, tra eroina e cocaina, nei boschi di Santa Maria in campo a Cambiago.

E' morto così, per mano di due ragazzi cremaschi di 28 e 23 anni, Muostafa Delloufi, 43enne marocchino che era solito spacciare nascosto tra le piante in quella che è un'area nota per il traffico di stupefacenti in Brianza, lontano da occhi indiscreti, tra i rovi e a poca distanza dall'autostrada. 

Diego C., 28 anni, e Stefano Andrea B., 23enne, sono stati arrestati martedì a Moscazzano, nel paese dove sono residenti in provincia di Cremona.

Secondo la ricostruzione degli uomini del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Monza i due giovani sarebbero quindi gli autori materiali dell'omicidio del pusher.

Gli inquirenti per arrivare a loro, dopo il ritrovamento del cadavere del marocchino il 7 novembre su segnalazione di un cacciatore, hanno dovuto ricostruire l'accaduto partendo dalle testimonianze dei tossici che abitualmente frequentano la zona per acquistare la droga.

Vagliando tutti i nomi dei cittadini segnalati come assuntori i carabinieri sono riusciti ad acquisire la preziosa testimonianza di un consumatore italiano che ha testimoniato di aver prelevato quel giorno dai boschi dell'area il cugino della vittima intorno alle 13.

Questo lo aveva chiamato in stato di agitazione, chiedendo di andare a prenderlo perchè era riuscito a sfuggire a un agguato dove invece era rimasto vittima il 43enne, morto in seguito a un colpo di fucile sparato alla nuca.

Il cugino della vittima ha raccontato inoltre di aver assistito all'accaduto e di aver visto i due ragazzi arrivare in mattinata nel bosco con un fucile al collo, con la scusa di volerlo vendere ai marocchini a poco prezzo e di essere intenzionati ad acquistare droga, come altre volte era accaduto. Quel giorno però i piani dei due erano diverse e nel tentativo di derubare Delloufi delle sostanze tossiche che aveva con sè hanno incontrato la sua resistenza, messa a tacere con uno sparo che gli è stato fatale. 

I giovani sono stati incastrati dai rilievi sull'arma del delitto che è risultata essere detenuta in casa dal padre del 28enne. 

I due, entrambi operai, sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Milano e ora si trovano a Opera.

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Il 28enne è già noto agli inquirenti per precedenti legati agli stupefacenti, alla guida sotto effetto di droga e a reati contro il patrimonio, pulita invece la fedina penale del complice più giovane. 

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