Freddò il fratello del boss in auto e fuggì via: assassino arrestato dopo quattro anni

In manette è finito Emilio Colantuoni, cinquantacinquenne di Paullo. Secondo i carabinieri è il killer di Giuseppe Nista, il fratello del boss calabrese che era stato ucciso a Vimodrone

Emilio Colantuoni

La sua fuga è finita dopo quattro anni. Quattro anni in cui i carabinieri non hanno mai smesso di seguire le tracce per arrivare alla verità. Per scrivere la parola fine su quella che era apparsa da subito una vera e propria esecuzione in stile malavitoso.

I militari del nucleo investigativo di Monza hanno dato esecuzione di custodia cautelare in carcere nei confronti di Emilio Colantuoni, cinquantacinquenne di Paullo, perché gravemente indiziato dell’omicidio di Giuseppe Nista, un quarantaquattrenne di Melzo ucciso il 10 maggio 2012 in via del Mille a Vimodrone.

Nista, fratello del boss pentito Giuseppe, era a bordo della sua Bmw bianca in via dei Mille quando - verso le nove di mattina - era stato avvicinato da due uomini in scooter, con il volto completamente coperto da un casco integrale. Uno dei due - Colantuoni, secondo le indagini - aveva sparato almeno cinque colpi di pistola verso la vittima, che aveva tentato di fuggire in retromarcia schiantandosi contro un muro. Tre colpi lo avevano centrato e per lui non c’era stato nulla da fare: era morto poche ore dopo il ricovero al Policlinico di Milano. Il quarantaquattrenne, titolare di uno sfascia carrozze a Segrate, portava un cognome importante - anche se il pentimento di suo fratello era iniziato due anni prima in aula quando aveva iniziato a raccontare nomi, cognomi e dettagli delle infiltrazioni 'ndranghetiste al Nord - ed aveva qualche precedente penale per spaccio di stupefacenti.

I killer, subito dopo l'omicidio, avevano minacciato una testimone ed erano fuggiti a bordo dello stesso scooter con cui erano arrivati sul luogo dell'esecuzione. Uno dei due, proprio Colantuoni secondo le indagini, aveva proseguito la fuga a piedi e aveva gettato in un cassonetto i guanti e il casco usati per l'agguato. Ed è da quegli elementi che sono partite le indagini, con i militari che sono riusciti a estrarre dagli oggetti un campione di Dna, poi risultato del cinquantacinquenne.

A chiudere il cerchio ci hanno pensato i tracciat telefonici, che hanno posto Colantuoni sul luogo dell'omicidio all'ora dell'esecuzione, e soprattutto l'intercettazione di una confessione inconsapevole che il presunto killer avrebbe fatto al telefono con sua moglie, chiarendo alcune circostanze e dettagli dell'omicidio.

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