Reato di omicidio stradale, il Senato dice sì ma "non basta"

Per i genitori e per i parenti delle vittime della strada il testo non è abbastanza: parla Croce Castiglia, la mamma di Matteo La Nasa

Un incidente

L’omicidio stradale ha avuto il via libera del Senato con 163 sì, due astenuti e 65 contrari, ma il testo non mette tutti d'accordo, soprattutto chi il dramma della morte sulla strada l'ha vissuto.

“Assassini”, così Croce Castiglia, la mamma di Matteo La Nasa, il giovane ucciso da un’auto pirata a 19 anni, il 19 luglio 2010, ha definito coloro che hanno bocciato il ddl a Palazzo Madama, contraria all’eliminazione dal testo del provvedimento l'estensione della pena della reclusione per i conducenti di veicoli che provocano la morte di una persona in seguito a un attraversamento con semaforo rosso, a un'inversione del senso di marcia o a un sorpasso in corrispondenza di un attraversamento pedonale.

"Apprezzo il fatto che ci sia stato un impegno delle forze politiche perchè non siamo mai arrivati a questo punto e non c'è mai stata una legge" ha aggiunto parlando con MonzaToday la Presidente dell'Associazione Matteo La Nasa "ma non posso credere che questo sia il provvedimento che serviva". 

"La maggior parte degli incidenti avviene nelle situazioni che invece nel testo di legge sono state depenalizzate, dall'inversione a U al sorpasso: così se uccidi una persona che sta attraversando sulle strisce è come investire un topo".

"Chi mi ha ucciso il figlio andava a 110 km/h in una strada in curva in montagna dove il limite era 30km/h".

“Non hanno approvato nemmeno la metà di quello che abbia chiesto” aggiunge sconfortata. Il testo che ora passerà all’esame della Camera riconosce e disciplina i reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali e prevede solo per chi uccide al volante sotto l’effetto di alcol, con un tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5, pene da sette a dieci e carcere da otto a dieci anni con tasso superiore. Chi provoca lesioni gravi in seguito a un attraversamento del semaforo rosso, un'inversione del senso di marcia, un sorpasso in corrispondenza di un attraversamento pedonale rischia invece la reclusione da nove mesi a due anni. O più probabilmente non finirà mai in cella. 

"Mi aspettavo ci fossero delle rinunce da fare" ha concluso Croce Castiglia che ritiene che il pugno duro non sia stato adottato per scongiurare le conseguenze che la legge avrebbe avuto sul mercato automobilistico, con un calo delle vendite, sul carburante e ancora sulle polizze assicurative, "ma non in maniera così drastica". 

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"Ho parlato anche con gli altri genitori delle vittime della strada" conclude "e siamo più arrabbiati di prima". 

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