Spacco tutto! Un libro non ingenuo su violenza ed educazione

Arriva nelle principali librerie Spacco tutto! Violenza ed educazione, un ritratto a tutto tondo della violenza visibile e invisibile dell'oggi, e dei tentativi per liberarla dagli stereotipi e dal manicheismo del buono e cattivo. Introduzione di Paolo Mottana, docente di Filosofia dell'educazione all'Università degli Studi di Milano – Bicocca.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

Interroga la violenza, visibile e invisibile, della famiglia, della scuola, della società, ma anche dei media, della parola e dei linguaggi il libro Spacco tutto! Violenza ed educazione, edito da Mimesis Edizioni per la collana Eterotopie, già disponibile nelle principali librerie.

Il volume raccoglie gli interventi di docenti ed esperti di Filosofia e Scienze della formazione riuniti nel convegno, dal titolo omonimo, tenutosi presso l'Università degli Studi di Milano – Bicocca nel novembre 2011, con l'obiettivo di parlare di violenza "depurandola" dagli stereotipi più diffusi e dal manicheismo del buono e cattivo, e interrogandosi su questa forma della nostra esperienza umana con quella stessa "audacia innamorata dei pericoli" come Jean Genet amava definire la violenza nel Diario del ladro.

Nelle tre parti di cui si compone il libro, la violenza viene non solo presentata, esaminata e discussa, ma anche "assaporata" e affrontata – sul piano filosofico, psicologico, politico e pratico - nelle sue molteplici forme, assunte nel mondo della famiglia e della scuola, nella comunicazione pubblica e nei media, approdando per la prima volta a un tentativo di risposte al fenomeno prive di ovvietà ma all'altezza della complessità del problema.

Di fronte al significato più diffuso del termine violenza, spesso associato all'aggressività, all'imposizione di una forza o di un potere, il libro dedica invece una particolare attenzione e  ampio spazio alla violenza meno visibile e codificata, ma altrettanto permeabile e pervasiva come quella veicolata dai media, "fatto" apparentemente virtuale e altro dalla realtà, ma che mira a creare individui privi di potenziale espressivo, in quel mare di "miseria simbolica" e progressiva debilitazione mentale, degne compagne dell'omologazione culturale e del comportamento tipiche del sistema socio-produttivo delle nostre cosiddette democrazie avanzate.

Il volume rappresenta quindi un tentativo della pedagogia di confrontarsi con il delicato tema della violenza affidandosi esclusivamente a un dibattito plurale, e per questo capace - forse per la prima volta - di cogliere l'essenza molteplice e multiforme di essa, con un approccio ben lontano dalle più diffuse e dominanti teorie psicologiche che la leggono come istanza che va curata, prevenuta e anestetizza.

L'introduzione al libro è di Paolo Mottana, professore di Filosofia dell'educazione e di Ermeneutica della formazione e pratiche immaginali all'Università degli Studi di Milano – Bicocca.

Studioso della tradizione della filosofia simbolico-immaginale (Gilbert Durand, Henry Corbin, James Hillman e Jean-Jacques Wenenburger
), ha fondato la "pedagogia immaginale", un approccio di ricerca e formazione che valorizza nell'educazione e formazione il sapere simbolico della narrazione poetica e mitica, delle arti, della musica e del cinema.

Tra i fondatori nel 2005 dell'Associazione IRIS (Istituto di Ricerche Immaginali e Simboliche)  è autore di un Piccolo manuale di controeducazione e del blog "Controeducazione", come tentativo di pensare, scrivere e sentire altro. "Altro dalla triste monofonìa del docente accademico, dalla litanìa del maestrino filisteo e saccente, altro dal ghirigoro di citazioni, dall'addobbo paludato che si sposa alla preoccupazione ossessiva di essere innocuo, misurato e beneaccetto ovunque".

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