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Paolo Romani risarcisce il Comune per le "bollette pazze"

L'ex ministro ed ex assessore ha versato 9.811,13 euro per l'uso ritenuto improprio del telefonino pubblico che aveva in dotazione e che avrebbe invece dato alla figlia. Per il municipio la vicenda è chiusa, ma in tribunale va avanti il procedimento per peculato a suo carico

MONZA – Paolo Romani ha risarcito il Comune e per lo scandalo delle bollette pazze, almeno con il municipio, ha chiuso i conti. Non ancora invece con la giustizia. Lo scorso 5 giugno l’ex ministro Romani, ora senatore Pdl che a Monza è stato per 5 anni assessore della Giunta Mariani, ha versato in favore del Comune 9.811,63 euro, la somma che gli è stata comunicata dal municipio come l’ammontare di spesa che la città aveva sostenuto tra gennaio 2011 e febbraio 2012 per pagare l’utilizzo della scheda Tim che gli era stata messa a disposizione come assessore con delega speciale all’Expo.

Ma proprio l’uso del telefonino comunale di Romani in quel periodo è finito sotto accusa da parte della Procura di Monza che per l’ex ministro ha formulato l’ipotesi di reato di peculato perché invece di aver usato l’utenza telefonica pubblica per le funzioni di assessore, l’avrebbe data alla figlia per usi privati.

Con il risarcimento ricevuto in municipio, la Giunta Scanagatti a fine giugno ha ritenuto di archiviare la vicenda e ha rinunciato a costituirsi parte civile nel procedimento penale in corso contro Romani. Non è invece affatto chiusa la questione in tribunale a Monza, dove la Procura chiede il rinvio a giudizio per l’ex ministro, mentre lo scorso 21 giugno all’udienza preliminare Romani non si è presentato ma il suo avvocato difensore, Raffaele Della Valle, ha annunciato che sarà chiesto un processo con il rito abbreviato.

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