Operai morti alla Lamina, la perizia: "Gravi lacune nella sicurezza"

Nell'incidente in azienda avevano perso la vita quattro operai tra cui i fratelli di Muggiò Arrigo e Giancarlo Barbieri e l'elettricista Marco Santamaria di Burago

Lacune nel sistema di sicurezza. E' questo, in sintesi, il contenuto della relazione depositata in procura riguardo alla Lamina Spa, la fabbrica metalmeccanica del quartiere di Greco in cui il 16 gennaio 2018 sono morti quattro operai, tre dei quali brianzoli. Secondo la perizia, il forno in cui i quattro sono rimasti soffocati parrebbe essere stato difettoso. 

Primo accusato il rubinetto del gas argon, la cui valvola non aveva apertura a un giro ma a cinque giri. Ed era disattivato il sistema di allarme del forno, probabilmente spento nella stessa mattinata del 16 gennaio dopo essere "scattato", ma d'altra parte il sensore del gas era posizionato troppo in alto rispetto alla posizione a terra in cui potrebbero lavorare gli operai. 

Video: Lamina, morti e feriti nella fabbrica di Greco

La perizia non riesce a chiarire la ragione per cui la valvola del gas argon fosse stata aperta poco prima dell'intervento dei primi operai morti, l'elettricista brianzolo Marco Santamaria, di Burago, e il dipendente Arrigo Barbieri originario di Muggiò, mentre è abbastanza certo che gli altri due deceduti (Giancarlo Barbieri e Giuseppe Setzu) abbiano compiuto un atto di generosità nei confronti dei compagni senza però che vi fosse una strategia di intervento preventivamente stabilita che contemplasse anche la sicurezza per chi intendeva soccorrere qualcuno.

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Queste carenze mettono pesantemente sotto accusa l'azienda, e porteranno con molta probabilità i pubblici ministeri Gaetano Ruta e Maria Letizia Mocciaro, che conducono l'inchiesta, a chiedere il rinvio a giudizio. L'indagato è il titolare di Lamina, accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose (perché altri due operai sono rimasti intossicati).

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