Cronaca

"Non ci servono i taser, ma leggi che ci tutelino in strada e nelle aule di un Tribunale"

La denuncia di Pasquale Alessandro Griesi, poliziotto brianzolo, segretario provinciale di Milano della Federazione Sindacale della Polizia di Stato

“Non abbiamo bisogno dei taser se prima non cambiate le regole di ingaggio, se prima non cambiate la legge sulla legittima difesa, se non cambiate la libera interpretazione nelle aule dei Tribunali. Altrimenti noi poliziotti non solo saremo obbligati a difenderci in strada, ma anche nelle aule della giustizia”.

A parlare è Pasquale Alessandro Griesi, poliziotto brianzolo, segretario provinciale di Milano della Federazione Sindacale della Polizia di Stato. Ed è proprio nelle vesti di rappresentante dei lavoratori, oltre che di quella di poliziotto che ogni giorno lavora in mezzo alla strada,  che Griesi interviene all’indomani dell’episodio del collega che a Roma lo scorso 19 giugno, fuori dalla stazione Termini, ha sparato a un esagitato armato di coltello che aveva scatenato il panico in mezzo alla folla. L’agente lo ha ferito all’inguine. Un episodio che ha riportato in auge la proposta di dotare le forze dell’ordine con il taser.

"Il problema non sono le armi ma le leggi"

Il problema, per Griesi, non è tanto l’arma data in dotazione, ma la possibilità per l’agente di poter lavorare in totale sicurezza. “Facile parlare quando non si è direttamente coinvolti – spiega Griesi a MonzaToday –. Quando si sta dietro a un computer ad analizzare i fotogrammi di un video”.

La vita dei poliziotti in mezzo alla strada è ben diversa. “Avete mai lavorato con i balordi? – prosegue Griesi –. Con chi non ha nulla da perdere, con chi è strafatto, con chi non riconosce l’autorità?”.

Questione di secondi per compiere quelle scelte fondamentali per mettere in sicurezza la collettività, ma anche la propria vita. “Oggi i poliziotti devono difendersi non solo in strada dai balordi, ma spesso anche nelle aule di un Tribunale – prosegue –. Ogni volta che siamo in mezzo a una strada e dobbiamo affrontare la malavita e il pericolo, il pensiero va anche al dopo: dovremo anche difenderci in Tribunale per aver compiuto il nostro dovere?  Dotare di taser le forze dell’ordine e non fornirgli delle tutele è inutile se non deleterio".

"Vite rovinate per aver fatto il nostro dovere"

Griesi, infatti, ricorda che malgrado il taser non spari proiettali, resta comunque un’arma che potrebbe fare male e prima di usarla esistono comunque delle procedure che è difficile applicare quando ci si trova di fronte a un pericolo immediato. “Bisognerebbe avvisare l’aggressore che stiamo per usare il taser – prosegue –. Puntargli la lucina rossa e avvisarlo nuovamente di quello che potrebbe succedere. E poi se nulla cambia e viene comunque sparata la scarica c’è sempre il rischio, che oggi è più che mai una certezza, di finire davanti a un Tribunale”.

Griesi ricorda i numerosi casi di colleghi che sono finiti sotto processo per essere intervenuti in situazioni simili a quelle accadute lo scorso 19 giugno a Roma. “Il poliziotto viene indagato e si apre un procedimento – spiega –. Un atto dovuto che però cambia radicalmente la vita dell’agente. Lo attenderanno mesi, ma anche anni, di carte bollate e processi. Di soldi da sborsare per pagarsi di tasca propria l’avvocato. Di notti insonni pensando all’accaduto e al fatto di essere accusato solo per avere compiuto il proprio dovere. Di una vita familiare completamente scombussolata, e dei colleghi che, pur certi della tua professionalità, iniziano a dubitare. Poi alla fine di questo calvario vieni assolto. Ma nel frattempo, per avere fatto il tuo lavoro, hai versato lacrime amare”.

Griesi ribadisce l’importanza di fornire regole e di permettere agli agenti e alle forze dell’ordine di lavorare in totale serenità. “Non potete chiederci di raccogliere l’immondizia senza sporcarci le mani”.

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