Poliziotti-muratori per ristrutturare le carceri: "Lo facciano i detenuti"

Le carceri lombarde cercano volontari tra gli agenti per rimettere a nuovo le strutture. Ma i lavoratori non ci stanno: "E' fuori dalla legge"

La denuncia del Sappe (Foto di repertorio da Infophoto)

Dal manganello al pennello, dalla divisa alla tuta. Un giorno poliziotti penitenziari e quello dopo muratori. E quello dopo ancora imbianchini o idraulici. I direttori dei penitenziari lombardi cercano "volontari" tra i loro agenti per rimettere a nuovo, almeno all'apparenza, le disastrate carceri regionali. 

A fare da apripista, in tal senso, è stato il direttore del carcere milanese di Opera, Giacinto Siciliano, che il 16 febbraio 2015 ha messo la sua idea nero su bianco. L'istituto cerca, si legge in una comunicazione di servizio firmata dallo stesso dirigente, "personale in possesso di abilitazione tecniche che sia disponibile a prestare attività lavorativa, anche in ambito regionale, per opere di ristrutturazione edilizia". 

In soldoni: la direzione chiede ai propri dipendenti - addestrati e pagati per lavorare come agenti penitenziari - di trasformarsi in dei novelli muratori. 

Una trasformazione che, evidentemente, non trova d'accordo il sindacato autonomia di polizia penitenziaria, Sappe, che ha denunciato il tutto. "E' una cosa ridicola, che se non fosse scritta nero su bianco in atti ufficiali farebbe davvero ridere", attacca duro il segretario generale Donato Capece a MonzaToday.

"E' una richiesta che riguarda tutti e diciannove gli istituti della Lombardia. Non hanno risorse finanziarie per la ristrutturazione e la riparazione degli istituti - denuncia Capece - e si sono inventati una cosa disdicevole sotto ogni punto di vista". 

"Loro, le direzioni delle carceri, hanno detto - continua il j'accuse del sindacalista - chi è interessato a fare il muratore o altro, ne faccia richiesta e noi gli permettiamo di farlo". La questione, però, non è così semplice. E, probabilmente, neanche tanto legale. 

L'articolo 5 della legge 395/90, quella che ha riformato il corpo di polizia penitenziaria, vieta infatti l'impiego dei poliziotti in compiti non istituzionali. "E' evidente quindi - chiosa Capece - che i direttori vanno loro stessi contro la legge. O hanno inteso male la direttiva o il freddo gli ha bloccato il cervello - ironizza il sindacalista - Ma a questo punto credo che la seconda ipotesi sia la più probabile". 

I problemi, però, non finiscono qua. Perché trasformare un agente in un muratore, oltre che un'idea al di fuori della legge, è probabilmente uno spreco di soldi. "Agli agenti si chiede di fare i muratori, i camerieri e gli imbianchini nelle ore di servizio - spiega Capece - Sapete cosa significa? Che si avrebbe personale selezionato, addestrato e pagato per fare sicurezza a fare tutt'altro. Poi, come se non bastasse, qualora un'agente lo richiedesse potrebbe essere mandato anche in altre sedi. Con la conseguenza, inevitabile, che gli si dovrebbe pagare anche la trasferta". 

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La soluzione al problema? L'ha trovata il Sappe, scherzando ma non troppo: "I direttori - conclude Capece a MonzaToday - si mettano la tuta e insieme ai carcerati - come prevede la legge - diano loro il bianco alle pareti delle carceri". 

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