L’integrazione giocata a livello locale

Emill: European Modules and Integration at Local Level

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

Domani venerdì 14 giugno presso la sala Verbano Benaco di via Pola 12/14, sarà presentato il progetto Emill, European Modules and Integration at Local Level, coordinato dalla Fondazione Ismu e realizzato con il cofinanziamento della Commissione europea e del Ministero dell’interno, nell’ambito del fondo europeo sull’integrazione.

Il progetto ha elaborato uno strumento che, in via sperimentale, ha permesso di esaminare le pratiche di integrazione attuate in alcune città e regioni attribuendo dei punteggi, tanto alle pratiche in sé quanto agli aspetti normativi e istituzionali dei contesti in cui le pratiche si realizzano, a partire dalle indicazioni di alcuni documenti europei (Moduli Europei sull’integrazione dei cittadini di paesi terzi).

Emil si configura come importante tentativo di realizzare un “termometro” capace di misurare l’efficacia delle iniziative locali in tema di integrazione, tenuto conto del contesto, più o meno favorevole, entro cui vengono attuate. Si tratta di uno strumento che ben risponde alla logica di interventi mirati alla massimizzazione delle risorse. Un obiettivo che, specie in epoca di risorse scarse, non può prescindere da un costante monitoraggio delle pratiche e dei loro effetti.

In questa prima fase, a dimostrazione della fattibilità e della buona qualità dei risultati ottenuti, Emill prende in considerazione le esperienze attuate in sette paesi: Italia (Campania, Lombardia e Umbria), Germania (Hessen), Belgio (Vallonia), Spagna (Tenerife), Irlanda, Repubblica di Slovacchia, Portogallo, e realizza un interessante confronto tra alcune pratiche di integrazione in ambito linguistico e di accesso ai servizi e alcuni aspetti del contesto che possono avere influenzato positivamente o negativamente l’implementazione delle stesse. L’applicazione mette bene in evidenza come la piattaforma, creata appositamente per permettere tale confronto (www.ismu.org/emill), offra la possibilità di identificare l’esistenza di specifici ostacoli all’integrazione connessi  al contesto e alle pratiche sperimentate.

Il progetto si inserisce nel quadro dell’analisi dei percorsi di integrazione dei cittadini provenienti da paesi terzi, sottolineando il ruolo e la valenza di contesti territoriali differenti. Le modalità di integrazione infatti sono tante quanti sono i luoghi, le città, le regioni, i paesi in cui vengono applicate.

Classifica di alcune pratiche e contesti analizzati (dati da interpretare secondo una scala che va da -1 a +1 al crescere del livello di implementazione ovvero della qualità del contesto di riferimento)

Lingua

Il contesto normativo e istituzionale più favorevole all’insegnamento della lingua risulta essere quello lombardo (0,31 punti), mentre all’ultimo posto si posiziona la Repubblica di Slovacchia (-0,70). Un’ottima performance è stata realizzata in Lombardia con il progetto Vivere prima edizione (0,53 punti), un’iniziativa in cui l’attività d’insegnamento recepisce e mette in atto efficacemente le indicazioni della Commissione europea. 

Piani di integrazione

Per quanto riguarda i piani di integrazione, i valori maggiori li ottiene il Portogallo che, con un contesto normativo e istituzionale decisamente molto favorevole (0,52 punti), ha raggiunto 0,42 punti.

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