Prostituta sequestrata e violentata per ore, in carcere anche gli altri due membri del branco

Dopo gli arresti dello scorso marzo 2016 i poliziotti ora hanno chiuso il cerchio e altri due giovani sono stati raggiunti da due ordinanze di custodia cautelare in carcere

E' stata picchiata, rapinata, umiliata e violentata ferocemente per ore a turno da quattro uomini che poi si sono sbarazzati di lei, abbandonandola a bordo strada ferita e in lacrime. Dopo i primi due arresti, datati marzo 2016, per il sequestro di persona e la violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane prostituta romena, avvenuta nel novembre 2015 alle porte di Monza, tra Agrate Brianza e Concorezzo, ora gli investigatori hanno chiuso il cerchio e individuato e condotto in carcere anche gli altri due responsabili.

Identificati i componenti del "branco"

Insieme a N.A.K., 26 anni, senegalese, e S.O.B.E., 25enne originario dell'Ecuador, la notte del 10 novembre 2015 a bordo della Ford Fiesta rossa che ha avvicinato la lucciola all'altezza del Malcantone c'era anche un terzo uomo e un quarto soggetto, un 28enne italiano, si trovava già nell'appartamento di Concorezzo dove si sono consumate le feroci violenze sessuali e dove la prostituta, con il volto coperto da uno scaldacollo, è stata condotta.

Ai due ragazzi, un cittadino marocchino incensurato, regolare in Italia, e al 28enne italiano residente in una casa popolare a Concorezzo, i poliziotti del pool del commissariato di Monza che si occupa di reati contro le fasce deboli sono arrivati grazie a una serie di riscontri legati a intercettazioni telefoniche, appostamenti, accertamenti sul DNA e individuazioni fotografiche.

Uno dopo l'altro i protagonisti di questa brutta vicenda, come tessere del domino, hanno cominciato a cedere. Da qui il nome dell'indagine condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Procura di Monza, denominata "Domino" appunto, che allude contemporaneamente anche alla violenza brutale con cui i quattro soggetti cercavano di esercitare il proprio dominio sulla vittima. 

Le violenze e le botte

Quella notte la ragazza era stata avvicinata da una Ford con a bordo tre persone che le hanno proposto una prestazione di gruppo all'altezza del Malcantone, al confine tra Agrate Brianza e Monza. La prostituta però si è rifiutata e non ha voluto seguire i tre così dall'auto sono scesi due uomini che l'hanno incappucciata, mettendole in testa uno scaldacollo per evitare che potesse vedere e l'hanno picchiata, aggredita e repinata dei soldi che aveva con sè e del telefono cellulare. La vittima è stata caricata in auto e minacciata con un coltello fino a che, dopo un tragitto di circa venti minuti durante il quale la giovane non ha visto quali strade imboccava la vettura, sono arrivati a destinazione, in un'appartamento situato in uno stabile popolare di Concorezzo. Qui, a turno, la ragazza è stata violentata da quattro uomini diversi, i tre dell'auto e un quarto soggetto, il 28enne italiano proprietario dell'appartamento. E' stato lui l'ultimo a intrattenersi in camera da letto con la ragazza alla quale avrebbe detto, per tranquillizzarla, "Vogliono soltanto divertirsi". E in quel frangente avrebbe tolto alla giovane il cappuccio che aveva in testa, permettendole di scorgere il suo volto che la vittima poi è stata in grado di identificare.

La ricostruzione e le indagini

Di quei momenti la ragazza ha sempre avuto immagini confuse dalla paura e dal dolore ma fin da subito ha cercato di dire ai poliziotti tutto quello che riusciva a ricordare, fornendo informazioni preziosissime per le indagini. La vittima si è presentata in commissariato a denunciare l'accaduto, accompagnata da un automobilista di passaggio a cui aveva chiesto aiuto. Nonostante avesse il volto coperto, la ragazza per alcuni istanti è riuscita a intravedere il volto dei suoi aguzzi così come la prima lettera della targa dell'auto e un dettaglio fondamentale per gli inquirenti che ha consentito di restingere il campo e individuare la vettura tra 30mila modelli affini: la Ford Fiesta rossa usata per il sequestro aveva uno dei fari anteriori non funzionanti ed è risultata intestata alla madre del giovane ecuadoregno già arrestato. La vittima è riuscita a fornire elementi ultili all'identificazione dell'abitazione teatro delle violenze, descrivendo parte del mobilio, alcuni dettagli e la presenza di un cane di piccola taglia. 

A incastrare il terzo componente del branco, un 25enne marocchino, è stata la tenacia degli investigatori che hanno proseguito le indagini anche dopo l'arresto dei primi due membri che sono già stati condannati a nove anni di reclusione con rito abbreviato e ora sono in attesa dell'appello. Grazie agli appostamenti e ad alcuni mozziconi di sigaretta i poliziotti sono riusciti a collegare il DNA del 25enne A.A.D. alle violenze, contestandogli i reati di sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo. 

L'ultima ordinanza di custodia cautelare in carcere invece è stata eseguita lo scorso 22 giugno nei confronti di B.C., 28enne italiano, proprietario dell'abitazione dove sono avvenute le violenze. Con l'arresto dell'ultimo componente della banda è caduta anche l'ultima tessera del domino. 

Nei confronti dei primi due soggetti arrestati e già in carcere però pende un'altra accusa di violenza sessuale in quanto i due sono indagati per un altro differente episodio che li vedrebbe coinvolti con la stessa accusa ai danni di un'altra ragazza. 

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