Chiuso un centro massaggi a Lissone: prostitute sfruttate e picchiate

Nei guai per sfruttamento della prostituzione con l'aggravante della violenza e delle minacce e sfruttamento della condizione di clandestinità è finita la titolare, una 44enne cinese

Picchiate, ricattate a suon di minacce e botte e costrette a prostituirsi. A Lissone, in via Gramsci, quello che dall'esterno sembrava un centro benessere in realtà non offriva ai clienti massaggi e trattamenti ma prestazioni sessuali a pagamento con ragazze cinesi clandestine sfruttate.

I sigilli all'esercizio commerciale sono scattati lo scorso venerdì 29 aprile quando la polizia locale di Lissone in collaborazione con il personale del commissariato di Polizia di Stato di Monza ha perquisito il centro benessere "YaGe" e sottoposto a fermo di polizia giudiziaria la titolare, Yu Meyun, 44 anni, cinese, in Italia con regolare permesso di soggiorno, per i reati di sfruttamento della prostituzione con l’aggravante della violenza e delle minacce e sfruttamento della condizione di clandestinità.

Le indagini che hanno portato alla scoperta del giro di prostituzione in pieno centro nella cittadina brianzola sono iniziate circa un mese fa quando lo scorso 12 aprile fuori dal locale L.W., una donna cinese di 35 anni ha chiesto aiuto dopo essere stata picchiata per l'ennesima volta dalla titolare del centro che la costringeva a prostituirsi. In soccorso della donna in via Gramsci, oltre ai mezzi del 118 per quella che in un primo momento sembrava la conseguenza di un sinistro stradale con una giovane investita e sanguinante a terra in strada, sono arrivati anche gli agenti del comando di polizia locale di Lissone.

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La ragazza, che non parlava italiano e si rifiutava di raccontare cosa fosse successo per paura delle possibili ripercussioni delle sue dichiarazioni, è stata accompagnata all'ospedale San Gerardo di Monza dove in seguito alle lesioni i medici hanno disposto per lei una prognosi di una settimana. Con la collaborazione dei poliziotti del commissariato di viale Romagna che hanno attivato per la 35enne le misure per la protezione antitratta e la mediazione di alcuni interpreti, la donna ha deciso di collaborare e ha rivelato agli inquirenti che cosa accadeva davvero tra le mura del centro benessere trasformato in una casa di appuntamenti a luci rosse. 

I sigilli al centro massaggi, sottoposto a sequestro preventivo, sono scattati lo scorso 29 aprile quando due poliziotti, fingendosi normali clienti, hanno avuto conferma che la sola attività del centro fosse legata alla prostituzione e allo sfruttamento delle ragazze a cui veniva impedito di allontanarsi o di ribellarsi con il ricatto per la proria condizione di clandestinità e con le botte. Dopo il triste epilogo della storia di L.W., la titolare aveva già trovato un'altra giovane lucciola da sfruttare e da offrire, al prezzo di 70 euro a testa, ai due finti clienti che, in realtà, dopo aver contrattato "l'affare" per la donna hanno fatto scattare le manette. 

La perquisizione nel centro benessere ha permesso di rinvenire ovunque tracce dei rapporti sessuali che lì si consumavano insieme a 3.000 euro in contanti ed altro denaro in valuta estera frutto dello sfruttamento della prostituzione. Oltre a ricattare e picchiare le ragazze la titolare 44enne non pagava le giovani che costringeva a lavorare per lei come prostitute obbligandole a consumare dai due ai dieci rapporti sessuali al giorno con un tariffario che variava dai 30 ai 150 euro.

La titolare è stata sottoposta a fermo di polizia giudiziaria successivamente convalidato e al momento è in carcere a San Vittore. 

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