Alcatel, 23 croci “piantate” fuori dall’azienda contro i licenziamenti

Ennesima protesta di sindacati e lavoratori all'esterno dell'Energypark. La vertenza che vede coinvolti ventitré cassaintegrati a rischio licenziamento non si è ancora risolta. E le manifestazioni continuano. La foto

Le croci fuori dall'azienda - Foto da Fb

Loro non hanno intenzione di mollare. Non arretrano di un centimetro e sfidano a viso aperto il loro rivale.

Continua senza sosta, la protesta di sindacati e lavoratori dell’Alcatel, che venerdì mattina si sono ritrovati all’esterno della sede, a Vimercate, per manifestare tutto il loro dissenso contro l’ormai imminente licenziamento di ventitré lavoratori. 

I dipendenti e le sigle sindacali hanno sistemato fuori dall’azienda ventitré croci, come simbolo estremo della loro rabbia. 

Al momento, però, sembra non ci siano vie possibili per salvare i cassaintegrati che dal sei ottobre si troveranno senza un lavoro. I sindacalisti, nei giorni scorsi, si sono anche recati a Roma per un tavolo col ministero del lavoro per cercare di scongiurare i licenziamenti. 

“Oggi i lavoratori di Alcatel sono in sciopero. A difesa del lavoro di 23 loro colleghi, che lo stanno perdendo”, ha commentato il sindaco di Vimercate, Paolo Brambilla. Che non risparmia qualche stoccata all’azienda. 

“È complicato capire come un'azienda che sta dichiarando di avere avuto successo in una fase di riorganizzazione che consente di prevedere importanti consolidamenti del fatturato delle attività in Italia, che si sta rilanciando anche con il consolidamento nel nuovo quartier generale dell'Energy Park, che è alla vigilia di una fase di fusione con una multinazionale del settore, non riesca - ha attaccato - a trovare una soluzione per questi ultimi lavoratori rimasti esclusi dal positivo lavoro di accompagnamento della ristrutturazione industriale, nella quale si è spesa l'azienda ma anche il sindacato e le istituzioni, oltre che ovviamente i lavoratori”. 

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“Serve un ultimo sforzo - l’auspicio di Brambilla - per non lasciare indietro nessuno, almeno qui, dove il contesto è positivo”. 

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