Sesto San Giovanni: la protesta degli ambulanti contro il Comune

"Il Comune di Sesto San Giovanni ha deciso di negare agli ambulanti la possibilità di variare la tipologia della merceologia da porre in vendita" accusa il presidente di U.N.I.C.A. Matteo Trotta

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

Ogni giorno, in Italia, oltre 1.000 imprese sono costrette a chiudere la propria attività, una buona parte per effetto della crisi ed il restante  per colpa della burocrazia.

Parte della responsabilità è attribuibile proprio ad alcuni uffici Comunali, in quanto, nonostante l’introduzione della SCIA e pratiche similari, ad effetto immediato, ritardano nel rilascio delle autorizzazioni.

Come se il rallentamento burocratico non bastasse, il settore commercio del Comune di Sesto San Giovanni , ha deciso di negare agli ambulanti, la possibilità di variare la tipologia della merceologia da porre in vendita, all’interno dei settori alimentare e non alimentare.  

Tutti i governi dell’unione Europea, Italia compresa, hanno approvato leggi per liberalizzare con l’obiettivo   di non porre limiti alla circolazione di beni e servizi.

In una situazione di crisi, grave, come quella attuale, e nonostante le normative emanate dalla C.E. il Comune di Sesto San Giovanni, in persona della responsabile al commercio, di fatto ha vietato di vendere  prodotti appartenenti al proprio settore diversi da quelli venduti in precedenza.

Il risultato è che ancora una volta,  gli operatori dei mercati di Sesto San Giovanni, non potranno reinventare l’attività  vendendo nuovi prodotti , e  per difendere i propri diritti sono costretti a ricorrere al Tar con un esborso di circa 3.000 euro

Il Presidente di U.N.I.C.A.  (Unione Nazionale Imprenditori Commercio Ambulante)

Matteo Trotta

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