Cronaca

La storia di Valentina: "Ecco perché scendo in piazza a rivendicare la scuola in presenza"

La mamma monzese organizza un sit in in Arengario. Esausta della Dad chiede il ritorno in sicurezza sui banchi di scuola. Anche per l'equilibrio psicofisico dei bambini

“Come faccio a spiegare a Beatrice che dobbiamo ancora rimanere chiusi in casa, che le lezioni le deve seguire dal suo pc, mentre io e la sorellina di 4 anni siamo nell’altra stanza a seguire, sempre in Dad, le filastrocche della maestra della materna, o stiamo giocando con la plastilina? L’habitat di un bambino di 7 anni è la scuola, i compagni, la maestra, gli amici dello sport e del parchetto. Non un computer e le quattro mura di casa”.

È esausta Valentina Locati, mamma di 37 anni che per questo pomeriggio, mercoledì 10 marzo, ha organizzato un sit in Arengario per rivendicare il diritto alla scuola in presenza.
Valentina si emoziona quando racconta di questo incredibile anno in didattica a distanza. Lei crede tantissimo nella scuola: non avendo potuto proseguire gli studi e avendo iniziato a lavorare a 17 anni ha sempre investito tempo e denaro nell’istruzione delle sue bambine.
Poi, dopo questa ennesima e improvvisa chiusura Valentina ha deciso, comunque, di dimostrare il suo disappunto e di chiedere, a gran voce, il ritorno in sicurezza sui banchi di scuola.

"Maestra sono stata brava, perchè devo rimanere a casa?"

“Mi si stringe il cuore a vedere i bambini pagare ancora lo scotto della pandemia - spiega Valentina - Beatrice, al termine della lezione, ha salutato la maestra chiedendo perché, malgrado i bambini avessero rispettato le regole e fossero stati bravi, devono comunque rimanere a casa. Non è scuola dietro a un pc. Ci sono bambini che non hanno neppure la fortuna di avere la mamma al fianco in caso di bisogno. Ci sono mamme che sono in modalità di smart working e devono continuare a lavorare nella stanza accanto. Ma ci sono anche mamme che non hanno le competenze per seguire i loro bambini”.
Bambini che, lasciati soli davanti a un pc, spesso con la connessione che fa le bizze, rischiano di perdere momenti importanti e preziosi della loro preparazione.

Poi c’è il delicato aspetto della fragilità psicologica dei più piccoli che non comprendono e non accettano questa reclusione. “La mia bimba più piccola mi continua a chiedere perché non usciamo, visto che c’è il sole – prosegue Valentina -. La più grande mi chiede come mai non può andare a ginnastica artistica. Le sue amichette di un anno più grandi hanno proseguito gli allenamenti perché fanno parte della squadra agonistica. Ma che differenza fa?”

"Il virus esiste, ma i bambini non possono pagare lo scotto"

Valentina non vuole assolutamente sollevare polveroni: sa che il covid esiste, che è una situazione pesante per tutti, che è importante utilizzare tutte le precauzioni che lei fin da subito ha attuato.
“Ma non si possono colpire sempre e solo i  bambini. Loro hanno bisogno di quella condivisione e di quella presenza che lo schermo di un pc non gli garantisce”.

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