Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Minori autori di reati ai lavori sociali grazie al protocollo “Bruciare i tempi”

L'intesa che consente di accorciare l'iter processuale è stata siglata lunedì tra la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano, il Comando provinciale dei Carabinieri e l'azienda consortile 'Offertasociale'

Sempre più minori si rendono responsabili di reati e il carcere non si profila in ogni circostanza la soluzione rieducativa più idonea.

Per il recupero e la rieducazione di questi minori grazie a un protocollo che vede collaborare la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano, il Comando provinciale dei Carabinieri e l’azienda consortile 'Offertasociale', firmato lunedì, sarà possibile individuare modalità alternative di “risarcimento” anche attraverso lo svolgimento di servizi socialmente utili sia presso enti pubblici sia in favore delle stesse parti offese.

Per i minori coinvolti in reati per i quali non siano necessarie approfondite attività investigative e residenti nei comuni della Provincia di Monza e Brianza e tra Pioltello e Trezzo sull’Adda, sarà possibile “bruciare i tempi” processuali, così come auspica il nome attribuito al Protocollo, attivando una serie di incontri tra il minore e la sua famiglia fino alla scelta di una riabilitazione e una rieducazione da attuare con i servizi sociali. Il progetto ha preso vita al termine di un anno di fase sperimentale limitata alla sola area del vimercatese.

Durante gli ultimi dodici mesi la procedura ha dimostrato di essere particolarmente valida ed efficace nel recupero e nella rieducazione di numerosi minori resisi responsabili di reati minori. Un caso esemplificativo ha riguardato un vero e proprio “raid” compiuto da un gruppo di giovanissimi in una azienda agricola dell’alta Brianza, con danneggiamento di strutture, macchinari e alberi da frutto.

Dopo l’identificazione degli autori del gesto i carabinieri hanno ottenuto il ritiro della querela da parte del titolare dell’azienda “in cambio” di un periodo di lavoro presso la stessa struttura dei minorenni avvenuto grazie ad uno specifico percorso di conciliazione cui avevano preso parte sia i ragazzi con le proprie famiglie sia i gestori dell’azienda agricola.

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