Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Carate Brianza

Palpeggiata a 13 anni da vicino (ai domiciliari davanti casa): "Non parlava né sorrideva più"

A incastrare l'uomo - pensionato di 74 anni - è stato un video girato dalla ragazzina, 13 anni. "Per me quell'uomo era come un padre" racconta il papà della giovane

Tredici anni, quasi quattordici. E un coraggio da vendere. Tanto da incastrare il suo molestatore - un uomo che di anni ne aveva quasi sei volte più di lei - con un video girato dal suo smartphone. La telecamera accesa che riprende i suoi passi all'uscita da scuola verso la macchina che presto si sarebbe trasformata in una "trappola" da cui fortunatamente è riuscita a fuggire. E dove, probabilmente, già sapeva cosa la aspettava.

Palpeggia vicina 13enne in auto e le offre soldi

L'auto che si ferma in un parcheggio con una scusa e l'uomo che inizia a toccarsi e la palpeggia, offrendole del denaro. E infine la portiera che si apre, la giovane che scende e la corsa verso casa, tra il disgusto e lo spavento, chiusa in un silenzio che per diverso tempo faticherà a rompere.

Immagini queste - poi finite nella mani dei carabinieri di Carate Brianza - che hanno permesso di arrestare l'uomo, 74 anni, per violenza sessuale. Ma anzichè andare in carcere, il pensionato - che abita a una cinquantina di metri dalla casa della sua vittima - per una serie di vicissitudini e concessioni per motivi di salute è finito ai domiciliari, proprio a pochi passi da dove la ragazzina vive. E proprio da qui poi aveva ricominciato a molestarla, tentando di avvicinarsi alla porta di casa, uscendo dall'abitazione e violando le prescizioni della misura. 

Ai domiciliari davanti a casa della vittima

Una vicenda giudiziaria che a tratti appare assurda e che la scorsa settimana è terminata quando i carabinieri della compagnia di Seregno hanno raggiunto il 74enne per notificargli l'aggravamento della misura, portandolo in carcere. Il pensionato però in cella non ci è mai finito e ora sconta la condanna a due anni e otto mesi dall'abitazione di una parente, a Benevento. E da qui, già in passato, era ripartito per motivi di salute verso la Brianza. E la paura adesso per la giovane e la sua famiglia è quella di essere costretti a ritrovarsi faccia a faccia ancora con quell'uomo. 

"Ringrazio i carabinieri di Carate Brianza e il maresciallo La Rocca per l'incredibile lavoro e la sensibilità. Ma la giustizia non lavora sempre bene: per un reato del genere dovrebbe esserci solo la galera" racconta amareggiato il papà. "Cosa sono i domiciliari? Una vacanza? Potrebbe benissimo prendere un treno e io potrei ritrovarmelo sotto casa e dove abitiamo giocano spesso anche tantissimi bambini". "Quando le mie figlie uscivano di casa lui era sempre sulla porta. Quando la riaccompagnavo a casa, la salutavo e lei entrava, appena io voltavo l'angolo lui usciva e lo trovavamo sotto le finestre. E così lo abbiamo fotografato e abbiamo sporto denuncia" rivela. Il resto poi è agli atti. 

Le molestie al ritorno da scuola

"Per me era come un padre" racconta il papà della ragazzina, con la voce ancora rotta dalla rabbia per quanto la giovane è stata costretta a subire. "Ho deciso di far sentire la mia voce per paura che ci siano altre ragazze e altre famiglie che magari vivono una situazione simile alla nostra e non sanno come affrontare il discorso. E parlando con mia figlia le ho spiegato che se noi raccontiamo è solo per aiutare le altre".

Padre anche lui e nonno, il 74enne prima di quel pomeriggio del 2018 era considerato una persona di famiglia tanto che in qualche caso sarebbe stato proprio lui appunto ad andare a prendere a scuola la ragazza. Poche e rare occasioni che poi non si sono più ripresentate. "Quando capitava che andasse a scuola per riaccompagnarla a casa lei non si faceva trovare, rientrava a piedi dopo quello che era accaduto e che ancora non ci aveva raccontato".

"Se dovevo fare qualche lavoretto in casa lo chiamavo e io andavo da lui se aveva bisogno" spiega l'uomo che abitava a qualche decina di metri dal pensionato. "Sapere che tua figlia ha vissuto un'esperienza del genere ti ammazza".

Il silenzio e il sorriso che non c'era più

"Si è chiusa in se stessa, stava sempre in silenzio, non sorrideva più e viveva rinchiusa nella sua cameretta" racconta. Poi dopo la denuncia, grazie al supporto della sua famiglia e di un'amica, la rinascita grazie a quella forza ritrovata per voltarsi un'ultima volta indietro e guardare oltre. "Quando mi sono presentato dai carabinieri con quel video in mano non ho detto nulla a nessuno ma era come se lei sapesse che cosa avevo fatto. Era come una piccola damigiana, pronta a esplodere. E poi è cambiata, come se fosse di nuovo tornata a scorrerle la vita dentro e ha ricominciato a sorridere ed è tornata a vivere la sua età come la vivono tutte le ragazze".

"Ancora oggi non riesco a farmene una ragione e mi sento in colpa: avrei dovuto accorgermene ma i suoi silenzi li interpretavo come momenti di crisi adolescenziali e tutti i giorni chiedo perdono per non averlo capito prima. Ma lei ha avuto un incredibile sangue freddo girando quel video" prosegue. 

Poi la rinascita

Ora grazie alla sua famiglia la ragazza sta bene. "Quando succedono queste cose ti aggrappi completamente a loro e cerchi di guardare e ascoltare con un orecchio diverso. Cerchi in una semplice parole se c'è qualcosa che non va" racconta il papà. "Nonostante questa brutta situazione che è stata una disgrazia in poco tempo le mie figlie e io con loro abbiamo ricostruito un rapporto bellissimo: quando mi sorridono e mi dicono ti voglio bene, a me non serve altro".

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