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I due ragazzi immortalati dalle telecamere prima dell'omicidio

I due ragazzi immortalati dalle telecamere prima dell'omicidio

"San Rocco non è il Bronx, ma le istituzioni non ci devono lasciare soli"

A parlare è Pino Saccà, referente del Comitato Case Aler di San Rocco. "Nel quartiere tantissimi bravi ragazzi, ma servono telecamere e luoghi di aggregazione"

“San Rocco non è il Bronx: non dipingete i nostri giovani come delinquenti, tossicodipendenti e spacciatori. Il delitto di Cristian Sebastiano è sicuramente un fatto terribile, ma i ragazzi del quartiere non meritano certe nomee”. Così Pino Saccà, referente del Comitato delle Case Aler di San Rocco, difende i giovani del quartiere periferico di Monza dove alla fine di novembre due ragazzi minorenni del rione hanno ucciso un uomo per motivi di droga. 

Saccà è da una vita che vive a San Rocco: classe 1949, originario della Calabria, ha sempre abitato in quel quartiere che tanto ama. “Mio papà è arrivato a Monza che era un ragazzino – racconta Saccà a MonzaToday -. Il quartiere di San Rocco lo ha accolto a braccia aperte. È gente buona, generosa, grandi lavoratori che all’epoca hanno aperto le porte del loro cuore ai meridionali e ai veneti che erano emigrati in Brianza alla ricerca di un futuro migliore”. Un quartiere popolare salito alla ribalta delle cronache nazionali a causa dell’omicidio Sebastiano.

"Ai giardinetti ragazzi che si incontrano per chiacchierare"

“Conoscevo Cristian Sebastiano – prosegue -. Era sempre gentile ed educato. Quell’efferato omicidio consumato sotto i finestroni del palazzo Aler sarebbe potuto accadere ovunque. A San Rocco è pieno di bravi ragazzi che si impegnano, malgrado le difficoltà, e che stanno lontano dalle brutte compagnie”. Saccà a San Rocco lo conoscono tutti: anche gli adolescente che ormai da tempo trascorrono i pomeriggi sulle panchine nei giardini di via Fiume. “Sono adolescenti seguiti anche dagli educatori di strada – prosegue -. Spesso mi sono fermato a chiacchierare con loro, li ho esortati a stare attenti e ad aiutare i più deboli. Sono rispettosi, educati. Sono ragazzi sani che, come tanti altri, in questo momento vivono la difficoltà della pandemia”.

"Le mele marce arrivano da fuori"

Saccà non nasconde comunque la presenza delle cosiddette “mele marce”. “Arrivano spesso da fuori quartiere – racconta - . Bivaccano fino alle due di notte sulle panchine accompagnandosi a bottiglie di birra”. Saccà chiede maggiore interventi da parte dell’Amministrazione comunale per difendere gli spazi di aggregazione, per crearne di nuovi dove i ragazzi possano incontrarsi e disincentivare le frequentazioni serali di chi, non residente a San Rocco, la sera “emigra” nel quartiere monzese.

"Servono telecamere e spazi di aggregazione"

“Abbiamo bisogno di telecamere nei giardinetti pubblici – aggiunge -. Abbiamo bisogno di mantenere pedonale la piazza d’Annunzio che è diventata punto di incontro per tante generazioni. Avevo proposto anche ad Aler di destinare alcune sale inutilizzate presenti nei condomini come sale studio e dopo scuola per i ragazzi. L’idea è piaciuta e quando sarà finita la pandemia c’è l’intenzione di realizzare anche questo progetto. Ci sono già alcuni ragazzi disponibili a dare gratuitamente una mano agli alunni. Se le istituzioni non ci lasceranno soli San Rocco continuerà ad essere un quartiere dove si vive tranquillamente”.

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