Cronaca

Alessandro è stato promosso ma il diploma non è un traguardo: "La scuola deve creare pari opportunità"

La famiglia brianzola aveva chiesto che il giovane studente autistico non fosse promosso così che potesse ripeter l'anno e acquisire quelle competenze relazioni e sociali che a causa della pandemia gli era stato impossibile raggiungere ma fondamentali per la sua formazione e crescita

L'esame di maturità superato, il diploma in mano. E proprio nel momento in cui il futuro di un ragazzo che ha concluso l'esperienza della scuola superiore dovrebbe essere pieno di progetti, aspettative e sogni per Alessandro - e per la sua famiglia - questo giorno è segnato dall'incertezza. E probabilmente altre famiglie si trovano nella stessa situazione.

Alessandro, lo studente affetto da disturbi dello spettro autistico che ha frequentato un istituto superiore a Giussano, è stato promosso. Del caso, sollevato dalla famiglia del giovane che aveva rivolto un appello affinchè il ragazzo non fosse promosso così che potesse ripetere l'anno e acquisire quelle competenze formative, relazioni e sociali che a causa della pandemia gli era stato impossibile raggiungere, MonzaToday si era occupato per primo.

Nonostante le richieste della famiglia che aveva coinvolto anche il ministro dell'Istruzione e il sottosegretario Rossano Sasso, la causa non è stata ascoltata. E ora il diploma di Alessandro non rappresenta un traguardo. 

"Perché i normotipici posso ripete l’anno e i ragazzi autistici no?"

"Almeno  la scuola dovrebbe dare un segnale nel rispettare quei diritti che dovrebbero essere invece scontati; almeno la scuola dovrebbe creare le condizioni adatte per avere una società di pari diritti ed opportunità. Invece no, quando è il momento di passare dalle parole ai fatti le cose si complicano" ha dichiarato il papà di Alessandro. 

"Spero di non sbagliare nel ritenere  che l’inclusione consideri che anche gli alunni con disabilità hanno il diritto di fare un percorso di crescita, come tutti, senza essere 'parcheggiati' o 'trattenuti', né al contrario essere promossi solo per 'essere spediti il prima possibile. Per questo motivo deve essere posta massima attenzione nella valutazione del raggiungimento degli obiettivi, perché le competenze raggiunte, anche per un ragazzo autistico, sono i mattoni per costruire il proprio progetto di vita".

E ancora "ritengo che mio figlio abbia il diritto di completare la sua preparazione e raggiungere davvero quegli obiettivi, sia in termini di competenze ma anche di autonomie e modalità di relazione, che gli sono necessari per poter affrontare la futura fase della sua vita". Per Alessandro non è stato possibile portare a termine una formazione adeguata proprio a causa della pandemia che lo ha costretto - insieme a tutti i suoi compagni e agli studenti di tutte le scuole - a casa. Gli stimoli dell'ambiente scolastico e il contatto con i compagni e il personale però per lui erano un elemento imprescindibile. "Perché i normotipici posso ripete l’anno e i ragazzi autistici no? Danno cosi fastidio alla scuola da dover essere allontanati il prima possibile anche se la pandemia ha impedito a loro di frequentarla?" chiede il padre del ragazzo.

"Da genitore, mi chiedo solo come  possa la Scuola, nel 2021 post pandemia, non tenere minimamente in  considerazione le esigenze basilari di un ragazzo autistico e avere come unico obiettivo il “liberarsene” il prima possibile.

Quando la promozione non è un traguardo ma un "abbandono"

A chiedere risposte per il futuro di Alessandro era stata anche la mamma che aveva inviato una lettera al Sottosegretario al Ministero dell'Isturzione Rossano Sasso. "Quanto mi spinge ad agire è solo l’amore di madre che ha il dovere, sancito costituzionalmente, di preoccuparsi del proprio figlio del suo futuro e la nostra finalità era partecipare attivamente a questa decisione così determinante. Mi permetto di evidenziare che quest’anno mio figlio Alessandro non ha quasi mai svolto lezione in presenza dei compagni, non potrà seguire il “progetto ponte” presso il CSE dell’associazione Stefania, che non sono mai state attivate, in raccordo con le diverse realtà territoriali, specifiche azioni di orientamento per assicurare continuità del percorso di Alessandro, che la comunicazione scuola – famiglia si è risolta in un rapido collegamento" si legge nella missiva.

"Riteniamo semplicemente che mio figlio non ha conseguito gli obiettivi didattici e inclusivi per l’autonomia, stabiliti nel piano educativo individualizzato e ci sentiamo rispondere che non è possibile, norma alla mano, che non è possibile fargli ripetere l’anno. Ma quanto più ci ha ferito sono i modi, la mancata considerazione, in ottica inclusiva, del percorso di crescita degli alunni con disabilità senza che siano considerati come elementi di disturbo, quasi come dei pacchi che possono essere “trattenuti” o “spediti” il prima possibile, la mancata attenzione nella valutazione raggiungimento degli obiettivi e la considerazione che le competenze raggiunte sono i mattoni per costruire il proprio progetto di vita".

Non solo Alessandro, quanti studenti sono in questa situazione?

"Ma siamo sicuri che tutti questi ragazzi autistici maturandi abbiano acquisito le competenze che realmente servono a loro per affrontare e costruire il loro progetto di vita?" si chiede ancora il papà di Alessandro. "Siamo sicuri che questa scuola formativa sia anche inclusiva? Due anni di pandemia non hanno influenzato il conseguimento dei principali obiettivi che per questi ragazzi sono di socializzare e di realizzazione delle proprie autonomie? Hanno avuto realmente l’opportunità di raggiungere i necessari obiettivi di crescita che possono essere strutturati solo in un contesto scolastico?".

"Auspichiamo che questa storia di Alessandro porti ad un ripensamento più complessivo che riguardi la reale inclusività delle istituzioni scolastiche. Crediamo che la società debba riconoscere le loro potenzialità e vedere le loro diversità come arricchimento; un evidente riferimento, questo, a quanto siano pochi e inadeguati i luoghi di formazione e inclusione, sociale ma anche lavorativa, per gli adulti con disabilità e, ancor di più, per quelli con autismo" conclude la famiglia.

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