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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca

Cosa cambia con la Riforma della sanità in Lombardia

La riforma approvata in consiglio regionale spiegata punto per punto

La riforma della sanità in Lombardia ha avuto il 'sì', scontato, del consiglio regionale, ed è legge. Era il provvedimento più atteso ed è, forse, il più importante dell'amministrazione di Attilio Fontana. La nuova legge avrà il difficile compito di migliorare la sanità lombarda, messa a durissima prova dalla pandemia covid, un caso chiaramente eccezionale che però, a detta di tutti, ne ha svelato i limiti. Uno tra tutti è la mancanza di una vera medicina territoriale, cioè un'assistenza più ampia di quella fornita dal medico di base ma senza il passaggio in ospedale. 

Case e ospedali di comunità

La riforma interviene quindi anzitutto su questo, dettando la realizzazione di 64 ospedali di comunità e 216 case della comunità entro il 2024, di cui il 40% entro il 2022, con relativi costi del personale utilizzando anche risorse provenienti dal Pnrr (Piano nazionale di resilienza e ripresa, da fondi europei) per 576 milioni di euro. Nelle case della comunità opereranno team multidisciplinari: saranno il punto di riferimento per i malati cronici e costituiranno il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie. Gli ospedali di comunità si occuperanno invece di ricoveri brevi e di interventi a 'medio/bassa intensità', con gestione prevalentemente infermieristica. La gestione delle case della comunità potrà essere affidata ai medici di base, anche in cooperativa.

Differenze tra Ats e Asst

Nella Città metropolitana di Milano, entro due anni, sarà possibile riordinare la rete di offerta degli ospedali, con l'eventuale istituzione di nuove aziende ospedaliere. Successivamente sarà possibile farlo nel resto della Lombardia. Saranno più definiti i diversi ruoli di Ats e Asst: le Ats si occuperanno di funzioni di programmazione, acquisto e controllo mentre le Asst erogeranno i servizi e saranno divise tra polo ospedaliero (l'ospedale 'classico') e polo territoriale (con i distretti, le case della comunità, gli ospedali di comunità, la salute mentale, le dipendenze e la prevenzione). I distretti saranno uno ogni 100 mila abitanti (almeno), salvo che nelle aree montane. Dovranno programmare l'integrazione di tutti i professionisti della sanità in base al bisogno locale. Il distretto avrà una sede fisica ben riconoscibile.

Medici di base e specialistici. Ambulatori territoriali

La riforma prevede maggiore integrazione tra i medici di base e gli specialisti (ambulatoriali o di ospedale). L'attività dei medici di base sarà "preferibilmente" negli ospedali e case di comunità. Vengono istituiti due comitati: il comitato di indirizzo cure primarie (composto da dirigenti della sanità, medici e infermieri) e il comitato di rappresentanza delle professioni sanitarie (con i rappresentanti di Regione, ordini e collegi). I medici che decideranno di associarsi comporrano gli ambulatori socio-sanitari territoriali, che avranno come compito primario la cura dei malati cronici. In questo caso avranno fondi per l'acquisto di apparecchiature per la diagnostica. Gli enti locali che metteranno a disposizione spazi per questi ambulatori avranno a loro volta fondi regionali.

La Regione avrà un piano pandemico

Viene confermata, all'articolo 1 della riforma, l'equivalenza e l'integrazione dell'offerta sanitaria delle strutture pubbliche e di quelle private accreditate. L'assessorato al Welfare di Regione Lombardia acquisisce maggiori funzioni di indirizzo nei confronti delle Ats e degli erogatori di servizi, sia pubblici sia privati accreditati. Tra le principali funzioni dell'assessorato, il piano socio-sanitario regionale, lo sviluppo della tecnologia nella sanità, l'osservatorio epidemiologico, l'accreditamento delle sttrutture, la programmazione strategica. Sul lato della ricerca scientifica viene istituito il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, che potrà occuarsi anche di sviluppo di nuovi vaccini: sarà un ente di diritto pubblico con autonomia organizzativa. La Regione potrà elaborare un suo piano pandemico della durata di cinque anni.

Cronoprogramma, risorse, nomine

Entro novanta giorni è prevista l'istituzione dei distretti. Entro sei mesi si inizierà ad istituire, come detto sopra, le case e gli ospedali di comunità. Entro sei mesi nascerà il centro per le malattie infettive. Gli ivnestimenti del Pnrr saranno suddivisi in 300 milioni per le case della comunità, 150 milioni per gli ospedali di comunità e 17,8 milioni per le centrali operative territoriali. Il centro per le malattie infettive costerà 85 milioni di fondi reginali. Cinque milioni saranno destinati per l'istituzione del fondo per la telemedicina.

Alle Asst verranno assegnate funzioni di raccordo con la conferenza dei sindaci del territorio d'appartenenza. Vengono anche istituiti tavoli permanenti come il forum di confronto con le associazioni di pazienti, il forum del terzo settore ed altri. I direttori generali e i direttori sanitari saranno sempre di nomina politica, ma con alcune modifiche sulle procedure di nomina.

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