La storia Marina, ristoratrice in ginocchio che aveva cucinato gratis per medici e infermieri

Marina Comedini ha un locale a Monza, nella via della movida. Il ristorante è aperto solo la sera, ma adesso con il lockdown alle 18 non alza più la saracinesca. Inutile pensare all'apertura a mezzogiorno: lo smart working ha distrutto la pausa pranzo

“Siamo in agonia: con gli chiusura dei ristoranti alle 18  il Governo ci ha messo un sacchetto di plastica in testa e ci sta facendo morire togliendoci il respiro. Molti colleghi  saranno costretti a chiudere. Che almeno ci vengono annullate le tasse, posticiparle non serve a nulla: non avevamo i soldi prima e non li avremo neppure dopo, visto che non ci viene permesso di lavorare”.

A parlare è Marina Comedini che da quattro anni gestisce a Monza il ristorante “La salumeria e il mare”. Un locale aperto solo la sera, in via Bergamo, nel cuore della movida. Con il lockdown alle 18 Marina difficilmente rialzerà la saracinesca.

“L’ultimo Dpcm (Decreto presidente consiglio dei ministri, ndr) è stato una doccia fredda – commenta -. Non ha senso chiudere i ristoranti a quell’ora, perché prima delle 19 le persone non vengono  cena. È una presa in giro”.  Per Marina, così come per molti altri colleghi, sono stati mesi molto difficili: la chiusura durante il lockdown non è stata mai recuperata, il delivery è stato più un costo che un guadagno, e l’apertura estiva non ha comunque risanato il bilancio.

"Abbiamo messo i locali in sicurezza e adesso ci fanno chiudere"

“Ho investito in tutti quegli accorgimenti che il Governo ci ha chiesto per mettere il locale in sicurezza. Ai separatori in plexiglass ho preferito il distanziamento dei tavoli perdendo altri posti a sedere. Abbiamo acquistato nuovi dispenser e fatto scorte industriali di igienizzanti. Non abbiamo avuto episodi di positivicovid”.

Per rimanere a galla ha investito anche nel delivery. “Alla fine è stata più la spesa che il guadagno: siamo un ristorante e non abbiamo mai fatto l’asporto. Abbiamo abbracciato questa nuova avventura, investendo nell’acquisto dei contenitori, solo per rimanere sul mercato”.

Adesso è arrivata la mazzata della chiusura anticipata alle 18. “Non ho neppure le parole per commentare. Inizialmente avevo pensato di aprire a pranzo ma adesso ho seri dubbi: i colleghi della via che già restano aperti a mezzogiorno stanno facendo pochissimi coperti. Lo smart working ci ha fatto perdere tutta la fetta dei clienti degli uffici. Conviene di più tenere chiuso. E comunque il pranzo del sabato e della domenica non ti compensano di cinque giorni a braccia conserte”.

"Annullateci le tasse. Siamo alla canna del gas"

La situazione è drammatica: i ristoratori si ritrovano nuovamente in modalità lockdown e in molti stanno decidendo proprio in queste ore se vale la pena alzare la saracinesca a mezzogiorno con le città semivuote.

“Ci siamo adeguati a tutto quello che il Governo e la Regione ci hanno chiesto. Anche alla chiusura alle 23. Ci serviva per pagare affitti e stipendi. Adesso se vogliamo andare avanti dobbiamo indebitarci. Conosco colleghi a cui il proprietario del locale ha chiesto il pagamento dell’affitto pieno anche durante il periodo di chiusura”.

Marina è molto amareggiata e non sa che cosa fare: in questi mesi è stata vicino ai suoi dipendenti garantendo il pagamento dello stipendio. “I nostri cuochi e i nostri camerieri sono preziosi. Con la sola cassa integrazione, quando arrivava, non potevano certo mantenere le loro famiglie”. Inoltre durante la chiusura della scorsa primavera Marina Comedini, insieme a molti altri ristoratori di Monza, aveva partecipato a una grande campagna di solidarietà cucinando e facendo distribuire ai volontari pranzi e cene gratis ai medici e agli infermieri dei nosocomi brianzoli e agli operatori della Croci. “Lo abbiamo fatto con spirito di comunità e di servizio e per non buttare tutto il cibo che avevamo nelle nostre dispense”.

I clienti, intanto, dimostrano solidarietà e vicinanza a Marina e agli altri ristoratori della via Bergamo. “Ci vorrebbe la sfera magica. L’unica certezza è che siamo imbufaliti: abbiamo fatto tutto quello che ci è stato chiesto, abbiamo speso soldi e nei ristoranti non ci sono stati contagi e adesso veniamo additati come gli untori”.

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