La Bella principessa di Leonardo in Villa Reale a Monza

Un ritratto su un foglio di pergamena nel codice della Sforziade solo recentemente attribuito alla mano di Leonardo da Vinci: l'opera in mostra alla Reggia di Monza dal 21 maggio al 30 settembre

La Bella Principessa di Leonardo

"È una storia più appassionante di un romanzo, come spesso capita alle cose preziose, quella della Sforziade di Varsavia". 

Con queste parole Vittorio Sgarbi ha commentato nel volume di corredo alla mostra "La Bella Principessa di Leonardo" l'arrivo del Ritratto di Bianca Sforza di Leonardo da Vinci alla Villa Reale di Monza, dopo le vicissitudini controverse che hanno portato al riconoscimento della paternità dell'opera grazie agli studi e alle intuizioni dei professori Cotte, David R. Edward Wright e Martin Kemp.

L'opera dal 21 maggio al 30 settembre approda in Villa Reale e sarà esposta in mostra con un allestimento che prende il nome dal titolo con cui Kemp ha ribattezzato il dipinto, "La Bella Principessa di Leonardo". 

​In origine era un disegno, un ritratto realizzato a penna, inchiostro bruno e gessetti colorati su un supporto di pergamena delle dimensioni di 330 x 239 mm montato su una cornice di legno: l'opera era finita all'asta nel 1998 da Christie's a New York catalogata come un anonimo pastiche tedesco del primo Ottocento. Il ritratto però di anonimo non aveva nulla e il delicato disegno della principessa era la rappresentazione di Bianca Sforza, figlia illegittima di Ludovico Sforza, morta tragicamente a soli 13 o 14 anni dopo il matrimonio con Galeazzo Sanseverino nel 1496, realizzata dalle mani di Leonardo da Vinci. 

Per arrivare a questo importante traguardo sono stati necessari anni di studi e di analisi scientifiche di esperti che sono riusciti a risalire alla nascita e alla paternità dell'opera che era stata estrapolata e dal suo originario supporto nel codice manoscritto della Sforziade, seguendo un destino a sè per lunghi anni. 

"Prima ancora che le indagini scientifiche, a cura, in particolare, di Pascal Cotte, ne certifichino la provenienza dalla Sforziade polacca, il ritratto viene preso in esame da un valente storico dell’arte, il britannico Martin Kemp, che ne sospetta subito l’autore, niente meno che in Leonardo" spiega Sgarbi nella sua introduzione all'opera. 

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