Canali, l'azienda non torna indietro e conferma i 134 licenziamenti: lavoratori in sciopero

Mercoledì i lavoratori, 130 dei quali sono lavoratrici, protesteranno fuori dalla sede di via Del Valà

Nessun passo indietro. Si è concluso con un nulla di fatto l'incontro tra la Canali, azienda che produce abiti di alta sartoria, e i rappresentanti sindacali nella mattinata di martedì. La proprietà nella giornata di lunedì ha annunciato la chiusura del sito di Carate Brianza e il licenziamento di 134 lavoratori, 130 dei quali donne tra cui molte madri. E non ha nessuna intenzione di tornare indietro.

L'azienda, di fronte alle richieste dei rappresentanti sindacali che hanno proposto il ritiro dei licenziamenti e la valutazione di soluzioni alternative, ha deciso di non tornare indietro. Così mercoledì i lavoratori saranno in sciopero per otto ore fuori dai cancelli dello stabilimento di via Del Valà.  

"Dei 134 lavoratori, 130 sono donne e molte di loro hanno fatto tutta la loro carriera all'interno dello stabilimento della Canali e proprio per questo di sono sentite ancora più 'tradite' dall'azienda" spiega Davide Martorelli, Femca Cisl. 

"Solo un mese fa si chiudeva un periodo di utilizzo di un anno del contratto di solidarietà e con la successiva uscita attraverso una procedura di mobilità di 75 lavoratori e la riduzione dell'orario per altri 39" aggiungono i sindacati che sono al fianco dei lavoratori in questa battaglia.

Dopo dodici mesi di sacrifici, aggiungono i rappresentanti dei lavoratori, "eravamo convinti che questo percorso di riorganizzazione doloroso per tutte le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento avesse raggiunto l'obiettivo del risanamento del sito" e invece è arrivata l'inaspettata sorpresa. 

"Le OOSS, la RSU e le lavoratrici chiedono all'azienda di fare un passo indietro e di cambiare rotta, e a sostegno di tale richiesta proclamiamo 8 ore di sciopero per la giornata di domani mercoledì 18 ottobre. Giudichiamo estremamente negative le modalità brutali con cui l'azienda ha deciso di affrontare il problema e ci vediamo costretti ad aprire un percorso di mobilitazione con tutte le conseguenze che comporta e che è ancora possibile evitare" si legge nella nota.

"Richiamiamo con forza l'azienda alla propria responsabilità sociale, verso il territorio che ha garantito il suo sviluppo e siamo sconcertati dalla scelta drammatica che in particolare colpisce l’occupazione femminile. E’ evidente che percorreremo tutte le iniziative idonee e non lasceremo nulla di intentato per raggiungere una soluzione della vertenza che possa evitare la chiusura del sito canali di Carate Brianza" hanno annunciato i sindacati.

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