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Centro prelievi e ambulatori chiusi, massiccia adesione dei lavoratori allo sciopero

Martedì 18 giugno è andato in scena lo sciopero della Sanità privata anche in Brianza

Martedì 18 giugno i lavoratori della Sanità privata hanno incrociato le braccia. L'adesione all'agitazione sindacale del settore, indetta per chiedere il rinnovo del contratto bloccato da dodici anni, è stata massiccia anche a Monza e in Brianza.

Sciopero: ambulatori e CUP chiusi

Alla clinica Zucchi di Monza fermi i CUP, gli ambulatori, i prelievi, le sale operatorie così come l’accettazione, i pre-ricoveri, le palestre di riabilitazione, il laboratorio, la radiologia. Chiuso il poliambulatorio di Brugherio e tutti i servizi alla Zucchi di Carate. Chiuse anche la cardiologia e la fisioterapia ambulatoriale e i prelievi della Multimedica di Limbiate. Sono stati tantissimi i lavoratori che sono scesi in piazza, prendendo parte alla manifestazione di Milano, davanti alla sede di Assolombarda, in via Pantano.

FP-3

Gianfranco Codarri della FP CGIL di Monza e Brianza ricorda che “l’obiettivo è rinnovare il contratto nazionale di lavoro bloccato da 12 anni. Una situazione incredibile. Un contratto così vecchio rischia di non rappresentare più un lavoro sempre più complesso e ovviamente blocca le retribuzioni al 2009”.

Le aziende sostengono che rinnoveranno il contratto quando le Regioni metteranno a disposizione le risorse. “Non va bene, per niente – precisa Walter Palvarini, segretario generale della stessa organizzazione –. I lavoratori non possono essere ostaggio delle aziende. Sono privati, hanno fatto e fanno utili: rinnovino il contratto senza altre condizioni. Se questa è la risposta la protesta crescerà, non ci fermeremo”.

Lo sciopero regionale ha fatto emergere con chiarezza anche i problemi delle strutture della sanità privata in Brianza. Una situazione descritta da Tania Goldonetto della segreteria FP CGIL provinciale: “Troppi lavoratori, nei reparti della Maugeri di Lissone come alla Multimedica di Limbiate, oggi non hanno potuto scioperare perché tutto il turno è stato dichiarato contingente minimo. Per essere più chiari: in sanità deve essere garantito un minimo di operatori in qualunque caso, in particolare durante gli scioperi. Dichiarare oggi tutto il turno previsto in un reparto come contingente minimo (e quindi obbligato a lavorare) vuol dire che durante la settimana si lavora nelle stesse condizioni dei fine settimana, della domenica”. È evidente quindi, secondo Goldonetto, come vi siano solo due possibilità: “Nel primo caso sono state violate le norme sul diritto di sciopero, nel secondo caso gli infermieri e gli OSS nei reparti lavorano sempre ai minimi di assistenza e con carichi di lavoro elevati. Alla faccia della sicurezza e della qualità del servizio”.

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