ST, i lavoratori in sciopero: "L'azienda ostacola il part-time"

Lunedì davanti ai cancelli dell'azienda c'erano tante donne che oltre a essere lavoratrici sono madri e chiedono che il loro diritto a conciliare famiglia e lavoro venga rispettato

Prima che lavoratrici sono madri e per questo lunedì mattina insieme a tanti colleghi hanno scioperato davanti ai cancelli dell'azienda contro la chiusura mentale dei vertici che ostacolano il diritto al part-time.

Dalle 13.30 alle 14.30 infatti le rappresentanze sindacali all'interno della STMicroelectronics hanno organizzato uno sciopero di un'ora per far sentire la propria voce contro la rigidità dimostrata nell'ultimo periodo dall'azienda.

La questione che hanno voluto portare all'attenzione riguarda il diritto al part-time, necessità sentita soprattutto dalle donne lavoratrici per riuscire a conciliare l'impegno fuori casa e quello dentro casa, per accudire i figli.

I delegati sindacali aziendali, Stefano Sanvito e Sergio Mariani, hanno spiegato come rispetto al passato sia cambiato l'atteggiamento dell'azienda che ora per far fronte alle nuove richieste di part-time introduce un principio di rotazione per cui alle nuove madri-lavoratrici che ne fanno richiesta corrispondono altrettante donne a cui questo diritto ero stata concesso in precedenza e, arbitrariamente, viene loro revocato.

Attualmente la percentuale delle lavoratrici pat-time è parii al 5,2% del totale dei dipendenti che in numeri corrisponde a circa 70 unità.

Una decina invece sono le domande di lavoratrici, tutte madri con bambini piccoli, non accolte e in attesa di approvazione nell'anno a seguire.

Tra queste c'è quella di Francesca, madre di due bimbi di sette e due anni, che per la seconda volta, dopo la prima nel 2012, ha rinnovato la richiesta ma, per la seconda volta non è stata accolta ed è ancora in attesa di approvazione. "Forse con l'anno prossimo" spera. Ma di anni ne sono già passati due e passano anche per i suoi bambini. "Anche mio marito lavora qui e abbiamo turni opposti" spiega. "I bambini a volte ce li scambiamo qui davanti ai cancelli di ingresso quando non riusciamo a incontrarci a casa".

Dietro allo slogan che campeggia sui volantini distribuiti al presidio "Part-time: ST non ci vede", che allude insieme a una miopia aziendale e a un'effettivo tentativo di ignorare la difficoltà di alcune lavoratrici che è sotto gli occhi di tutti, c'è la storia di Francesca come quella di tante altre donne.

Patrizia, per esempio, di bambini ne ha due, di cinque e un anno: per adesso il part-time ce l'ha ma sa che a febbraio la concessione delle sei ore giornaliere che fanno seguito alla maternità che le sono state accordate si trasformeranno nuovamente in un full time con tutte le difficoltà alla conciliazione del ruolo di lavoratrice e madre che questo comporta. Patrizia e le altre lavoratrici sanno infatti che la loro futura eventuale richiesta di un part-time non verrà accettata dall'azienda.

Oltre all'aspetto pratico della cura dei bambini c'è il lato economico: pagare una baby-sitter costa e per lasciare la metà dello stipendio a un'estranea per guardare i propri bambini queste donne preferirebbero prendere meno ed essere mamme più presenti. 

A fare arrabbiare i dipendenti c'è soprattutto l'atteggiamento dell'azienda che, se da una parte si mostra attenta alla conciliazione del tempo casa-lavoro, promuovendo campagne e partecipando a convegni, sul lato pratico invece mostra di fare un passo indietro.

Tra gli obiettivi che al tavolo di confronto le parti sindacali vorrebbero ottenere c'è l'innalzamento della soglia di part-time dall'attuale vincolo del 5% al 7%, che consentirebbe di accogliere tutte le richieste avanzate dalle lavoratrici sulla base di effettive necessità senza inficiare la produttività. 

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