Cronaca

Nasce in Brianza la prima scuola di danza riservata alle persone cieche e ipovedenti

Il progetto si chiama "Svista Dance". A idearlo la ballerina ipovedente Virginia Fumagalli: "Quando ballo mi sento libera e ho piena coscienza del corpo e dello spazio"

Quando era una bambina la mamma e il papà l’avevano iscritta a un corso di danza. Erano certi che il ballo avrebbe aiutato quella postura non proprio corretta e quei disturbi della vista che, fin dalla tenera età, avevano iniziato a manifestarsi. Mamma e papà avevano colto nel segno, e per la piccola Virginia la danza sarebbe diventata ben presto qualcosa di più rispetto a una semplice passione; sarebbe diventata un vero e proprio lavoro. L’inaugurazione della sua scuola, la formazione di centinaia di giovani ballerine, fino a quando la vista le ha impedito di continuare a ballare.

"Sulle punte ci muoviamo liberi senza paura degli ostacoli"

Ma oggi Virginia ritorna sulle punte e inaugura un sogno che da anni cullava: la creazione di una vera e propria scuola di danza per le persone con disabilità visiva. Una storia di speranza e di passione per il ballo quella che sta dietro al progetto “Svista Dance” ideato all’interno dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Monza dalla ballerina monzese Virginia Fumagalli, e realizzato grazie al sostegno della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza. Virginia, insegnante ipovedente, indosserà nuovamente il tutù e le scarpette insieme alle sue colleghe Cinzia Manzoni e Valentina Bertani, anche quest’ultima disabile visiva.  “Ho ricominciato a danzare da alcuni anni – spiega Virginia Fumagalli a MonzaToday -. È una sensazione meravigliosa, così come quando danzavo che ero una bambina. La danza mi ha aiutato tantissimo: sia da punto di vista fisico che psicologico. Quando si danza ci si sente liberi nello spazio, senza la paura costante che una persona ipovedente o non vedente ha di inciampare in qualche ostacolo. Si prende coscienza del proprio corpo e dello spazio che lo circonda”.

Un progetto unico a livello nazionale

A scanso di pregiudizi la ballerina brianzola conferma che per ballare, così come per praticare altre forme di sport, la vista non è un senso indispensabile. “Naturalmente bisogna prendere dei precisi accorgimenti – continua -. Accorgimenti che noi con disabilità visiva abbiamo appreso sul campo e possiamo poi trasmettere ai nostri allievi”. Di scuole come quella monzese, Virginia e le altre insegnanti non ne hanno trovate. "In Italia assolutamente no - conclude -. Progetti simili al nostro sono in Brasile e a New York. Naturalmente cercheremo di metterci in contatto con le nostre colleghe".  Per informazioni e iscrizioni telefonare all’Uici di Monza allo 039.2326644.

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