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Indagini

Oltre 350mila euro "spariti" dal conto del partito e finiti sul suo, indagato senatore

L'indagine che vede coinvolto il senatore ex Forza Italia Paolo Romani, è condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Milano e coordinata dalla procura di Monza in seguito ad alcune segnalazioni di operazioni sospette

Il senatore Paolo Romani è indagato dalla procura di Monza per peculato. Milanese, 74 anni, il senatore di Cambiamo!, ex Forza Italia ed ex ministro dello sviluppo nel governo Berlusconi, nei giorni scorsi è stato convocato a Monza per l’interrogatorio nell’ambito di un procedimento penale (ancora in fase di indagini preliminari) che lo vede imputato per l’ipotesi di reato di peculato.

Romani si è avvalso della facoltà di non rispondere “rendendo spontanee dichiarazioni ed allegando memoria difensiva con la quale si è tra l'altro riservato di produrre successiva documentazione” specificano dagli uffici di via Solera.

Il giro di assegni con oltre 350mila euro "spariti"

I fatti contestati traggono origine da una indagine svolta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Milano sotto la direzione della Procura di Monza, iniziata in seguito a varie segnalazioni di operazioni sospette. Secondo l’accusa Romani, in qualità di Senatore della Repubblica, capo del Gruppo Parlamentare Il Popolo delle Libertà dal 25 novembre 2013 al 22 marzo 2018, e quindi pubblico ufficiale con la disponibilità di somme relative a un conto corrente del Gruppo Parlamentare Forza Italia (alimentato con somme provenienti dalla dotazione del Senato per il finanziamento pubblico dei gruppi parlamentari relativo alla XVI Legislatura, destinate a finalità istituzionali) si sarebbe appropriato indebitamente tra il 2015 e il 2018 di diverse decine di migliaia di euro, in occasioni diverse, versando assegni sul proprio conto corrente.

Le operazioni sospette contestate fanno riferimento a una successione di bonifici versati su un conto a lui intestato per una somma complessiva di 83mila euro. Tra il 2016 e il 2018 poi una somma di 180.500 euro, tramite assegni e versamenti, sarebbe finita dalle casse del conto del gruppo politico alle tasche di un imprenditore brianzolo con una azienda (oggi in liquidazione) con sede nel Vimercatese. Quindicimila euro sarebbero stati versati allo stesso amministratore della società mentre la somma restante nelle casse dell’azienda. Gli assegni, dopo essere stati incassati, però sarebbero stati restituiti “con successiva quasi integrale ed immediata restituzione dei relativi importi”.

Un giro di denaro a ritroso che avrebbe riportato le somme nella disponibilità del senatore secondo quanto rilevato dalla procura. Al 74enne viene contestata anche l’appropriazione tra il 2015 e il 2018 di 95.348,31 euro corrisposti a diversi soggetti “per finalità estranee a quelle indicate nel Regolamento del Senato mediante assegni emessi in relazione ad interessi personali”.

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