Maxi sequestro da 2,5 milioni di euro per "Lady Sorriso": sigilli a conti e beni

La misura di sequestro preventiva eseguita dai militari della Guardia di Finanza e dai carabinieri ha interessato l'imprenditrice di Monza, il suo commercialista/consulente bergamasco e due società operanti nel settore dell'odontoiatria, di cui l'indagata era amministratore unico

Maxi sequestro sui beni e i conti correnti di Lady Sorriso, Maria Paola Canegrati, coinvolta nell'inchiesta Smile, e del suo commercialista bergamasco.

I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Milano e quelli del Nucleo Operativo del Gruppo Guardia di Finanza di Monza hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza, sui beni e conti correnti per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, riconducibili all'imprenditrice di Monza, al suo consulente bergamasco e a due società operanti nel settore dell’odontoiatria, di cui l’indagata era amministratore unico.

La misura cautelare arriva in seguito agli approfondimenti svolti dopo l’arresto dell'imprenditrice, avvenuto lo scorso febbraio in seguito all'inchiesta che aveva fatto emergere irregolarità nella gestione degli appalti nel settore odontoiatrico della sanità pubblica e un giro di tangenti tramite il quale l'mprenditrice, con la connivenza di un politico sarebbe riuscita ad aggiudicarsi diverse gare d'appalto per la gestione del servizio nelle aziende ospedaliere della regione.

Gli accertamenti hanno dimostrato che l'imprenditrice si sarebbe resa responsabile del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, commessa in concorso con il commercialista, con l'evasione di imposte per un importo di circa 445mila euro attraverso l’utilizzo di fatture false pari a oltre 1,8 milioni di Euro, emesse da società estere.

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Maria Paola Canegrati è ritenuta responsabile anche di truffa e tentata truffa aggravata, commessa mediante l’artificiosa duplicazione di prestazioni odontoiatriche soggette a rimborso da parte del Servizio Sanitario Regionale, procurandosi un ingiusto profitto di oltre 345mila euro e appropriazione indebita per aver effettuato prelievi ingiustificati dalle casse delle società a lei riconducibili e acquisti di beni e servizi per sé o per terzi mediante l’utilizzo di carte di credito aziendali, facendo addebitare le fatture alle società e procurandosi un ingiusto profitto di oltre 2,6 milioni di euro.

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