Rifiuti per 600 tonnellate, sequestrato impianto "potenzialmente pericoloso" a Limbiate

L’operazione dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Milano in collaborazione con gli uomini dell’Arma di Desio ha portato anche alla denuncia di una donna, amministratore dell’azienda

I controlli nell'impianto

Imballaggi, carta da macero, componenti di scarto e rottami ferrosi. Montagne di rifiuti stipati in un impianto alle porte del centro abitato di Limbiate che gli inquirenti hanno ritenuto “potenzialmente pericoloso” e fatto chiudere. Centinaia di tonnellate di materiali da smaltire che l’azienda non era (in parte) formalmente autorizzata a gestire e movimentare che hanno portato al sequestro dell’impianto e alla denuncia di una donna di 58 anni, amministratore della società. Per il sito di via XX Settembre sono scattati i sigilli al termine dell’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Milano in collaborazione con gli uomini dell’Arma della compagnia di Desio.

Sequestro impianto rifiuti a Limbiate

Nell’impianto di stoccaggio rifiuti di via XX Settembre a Limbiate sono state rinvenute circa 600 tonnellate di rifiuti (imballaggi misti, materiali inerti, carta da macero e rottami ferrosi). Ma anche un autocarro, due rimorchi e quattro mezzi meccanici utilizzati per la movimentazione e lo stoccaggio, il tutto per un valore complessivo stimato di circa 2 milioni di euro. Dopo il sequestro, negli scorsi mesi, di una dozzina di capannoni industriali adibiti a discariche abusive stipati con oltre 15mila tonnellate di rifiuti, in prevalenza plastici, nell'ambito delle attività di contrasto al fenomeno degli incendi ai danni di rifiuti i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Milano hanno individuato un impianto di trattamento rifiuti "potenzialmente pericoloso" in provincia di Monza, ma gestito da una donna milanese, che è stato sottoposto a meticoloso controllo con il supporto dei militari della Compagnia Carabinieri di Desio.

Violazione delle concessioni ambientali

Nel corso delle verifiche e dalla visione della documentazione è emerso che tale azienda, seppur autorizzata al trattamento dei rifiuti, stava operando in violazione delle prescrizioni ed difformità delle relative concessioni ambientali e, pertanto, a esito degli accertamenti, i militari del Noe di Milano hanno sequestrato l'intero impianto, dove erano accantonati circa 600 tonnellate di rifiuti e tutti i mezzi necessari per il processo di stoccaggio. Gli accertamenti svolti hanno permesso poi di risalire anche all'amministratore dell'azienda – una donna 58enne residente in provincia di Milano – che è stata denunciata all'autorità giudiziaria: è ritenuta responsabile di "attività di gestione dei rifiuti non autorizzata" e "violazione delle autorizzazioni in materia ambientale".

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VIDEO | Sequestro impianto "potenzialmente pericoloso"

È stato imposto al proprietario di provvedere, entro le prossime settimane, al ripristino dei luoghi: rimuovere e smaltire i rifiuti eccedenti inviandoli a recupero presso impianti autorizzati. Nel corso delle attività di controllo i militari del Noe hanno anche proceduto a contestare anche violazioni penali ed amministrative in ordine sia alla normativa antincendio che sulla protezione dai rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti a causa della mancata richiesta del rilascio della certificazione antincendio nonché della omessa sottoposizione ai controlli radiometrici del materiale ferroso trattato dall'azienda. Le indagini del Noe sono tuttora in corso, su delega del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Francesco V.N. De Tommasi non potendosi escludere che tale azienda abbia smaltito significativi quantitativi di rifiuti speciali in eccesso rispetto alle reali capacità di gestione.

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