Caso Anselmi, cento lettere senza risposta. Consolato sotto accusa

Da tre anni il sindaco di Seregno Giacinto Mariani chiede spiegazioni sulla morte di Carlo Anselmi, l'imprenditore di 43 anni morto a Cuba in circostanze misteriose nell'agosto 2009 mentre era in vacanza

Agostino Anselmi con il sindaco Mariani: di fronte, il faldone con le 100 lettere (foto MM)

SEREGNO - Cento lettere in meno di tre anni. Le ha scritte il sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, al Presidente della Repubblica, al premier, al Ministro degli Esteri, all’ambasciatore di Cuba in Italia e a quello italiano a cuba.

Oggetto: chiedere spiegazioni sulla morte di Carlo Anselmi, l’imprenditore di 43 anni morto a Cuba in circostanze misteriose nell’agosto 2009 mentre era in vacanza. La morte fu causata da uno choc settico provocato da un batterio, ma anche da un’inadeguata assistenza. Mariani fa sua la voce del suo concittadino Agostino Anselmi: «Da tre anni chiedo una spiegazione, ma finora non c’è stata alcuna risposta».

«Con il cambio di Governo - confessa Mariani - speravo che almeno sulla sicurezza degli italiani all’estero i tecnici fossero meglio dei politici. Invece la risposta è sempre la stessa: il silenzio. Carlo è partito per una vacanza a Cuba ed è tornato in una bara. Questa è l’unica cosa che sappiamo».

Carlo Anselmi, 43 anni, imprenditore, è morto il 28 agosto nell’ospedale di Santa Clara, a duecento chilometri da L’Avana, per choc settico provocato da un batterio, l’acinetobacter, che si trova in sale di terapie intensiva sporche. Ma il papà di Carlo, Agostino Anselmi, non si è mai accontentato della motivazione ufficiale.

L’accusa di Anselmi è chiara: «Il Consolato e l’assicurazione hanno affermato che Carlo Anselmi non poteva essere trasferito e da qui il loro mancato intervento. Tutto ciò è stato smentito da un passaggio nella risposta alla richiesta di Rogatoria Internazionale della Procura di Monza indirizzata a Cuba in cui si afferma che per 4-5 giorni successivi all'intervento chirurgico Carlo poteva essere trasferito. Peraltro tra la documentazione del Consolato non è stata trovata nessuna telefonata da parte del Consolato all'ospedale prima del 27 agosto, cioè poco prima che Carlo morisse».
Marco Mologni

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