Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Una petizione per salvare la Legge Bramini e per garantire un tetto a tutte le persone

Il 18 maggio ricorre l'anniversario dello sfratto dell'imprenditore monzese "fallito a causa dello Stato". Bramini chiede al Governo Draghi un piano serio di edilizia popolare: "Tra poco un milione di persone saranno in mezzo alla strada"

Il 18 maggio ricorre il terzo anniversario del Giorno della vergogna, la giornata istituita dal monzese Sergio Bramini affinché il suo calvario non lo vivessero altre persone. Era il 18 maggio 2018 quando l’imprenditore monzese “fallito a causa dello Stato” (dal quale attendeva un pagamento di 4 milioni di euro) ha dovuto abbandonare la sua villa a Sant’Albino. Villa poi battuta e venduta all’asta.

Il suo impegno nel Governo nel giallo-verde

A distanza di tre anni – archiviata l’esperienza come consulente di Luigi Di Maio e la creazione della Legge Bramini a tutela delle persone vittime di sovra indebitamento – è stata lanciata una petizione on line per salvare quella Legge che con  il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza viene messa in soffitta. La petizione, lanciata nel fine settimana sulla piattaforma change.org dalla Federazione Europea per la Giustizia, presieduta dallo stesso Bramini, ha raccolto oltre 40 mila firme.

Bramini nel giugno 2018 divenne consulente del ministro Luigi Di Maio. All’interno del governo giallo-verde, in meno di due mesi, portò al tavolo della politica quella che venne ribattezzata la “Legge Bramini”. Una legge redatta in collaborazione con diversi parlamentari, associazioni, fondazioni, università, settori della magistratura. “Una legge che ha permesso di costituire fondi salva casa – si legge nella petizione -. Una norma europea sul sovra indebitamento con la possibilità di rinegoziare i mutui sulla prima casa per le famiglie che non sono riuscite a pagare puntualmente le rate, ma soprattutto ad eliminare l’articolo 560  del codice di procedura civile che permetteva (come accaduto nel caso di Bramini) si sfrattare la famiglia prima che la casa finesse all’asta”.

"Ai politici chiedo fatti, non parole"

A distanza di tre anni da quel 18 maggio Sergio Bramini non si mette in panchina. Tutt’altro ha deciso di combattere affinché il suo lavoro non venga gettato alle ortiche. “Il 18 maggio terrà un webinar al quale sono stati invitati anche i politici che si sono battuti per la mia legge – spiega Sergio Bramini a MonzaToday -. Non voglio parole, ma fatti”.

L’imprenditore monzese lancia proposte da avanzare al Governo Draghi. “Bisogna redigere un piano case serio – prosegue -. Un piano di edilizia popolare. Non è ammissibile che a fine giugno, con lo sblocco degli sfratti, un milione di persone in Italia rimarranno in mezzo alla strada. Non basta buttare le persone fuori di casa: lo Stato gli deve trovare anche una locazione”.

"Ecco il mio piano per salvare un milione di sfrattati"

Bramini ha qualche idea su dove accogliere queste famiglie. “Si possono usare le case e gli stabili vuoti dei Comuni e degli enti statali – continua -. Per esempio in Sicilia, a Comiso, vicino all’aeroporto militare ci sono oltre 200 villette costruite per i soldati americani. Lì sono stati ospitati anche i migranti, adesso potrebbero essere ospitate le numerose famiglie del ragusano che hanno la spada di Damocle dello sfratto”.

Sergio Bramini ribadisce il diritto di un tetto per ogni persona. “Si sono spesi milioni di euro in bonus inutili – conclude -. È fondamentale investire sull’edilizia popolare. Che lo Stato utilizzi il bonus 110% per sistemare le sue abitazioni vuote: con questa mossa garantirebbe un tetto sulla testa ai cittadini ai quali tra breve dovrà comunque trovare una casa, e al tempo stesso mettere in moto l’economia facendo lavorare le imprese”.

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