Droga e armi, colpo grosso allo spaccio a Monza: 27 arresti

Ventisette ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla polizia di Stato

Una vita apparentemente tranquilla, un lavoro, il permesso di soggiorno in regola e, in alcuni casi, anche i figli. Dietro questo velo di normalità però si cela una realtà fatta di droga, armi, prostituzione e soldi. 

I poliziotti del commissariato di Monza hanno dato esecuzione a ventisette ordinanze di custodia cautelare nell'ambito dell'operazione "Velarium", condotta in collaborazione con la Procura di  Monza e coordinata dal Sostituto Procuratore Salvatore Bellomo, che ha permesso di sgominare un'organizzazione composta da un gruppo di cittadini albanesi che, con il supporto di alcuni italiani, romeni e un algerino, gestivano un fiorente giro di spaccio di sostanze stupefacenti tra Monza, Brugherio e Lissone arrivando a coinvolgere anche Bergamo, Brescia e Asti.

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Gli investigatori hanno portato alla luce una "piramide gerarchica" dello spaccio con un'organizzazione criminale che agiva tra il capoluogo brianzolo, la Brianza e l'hinterland, movimentando ingenti quantitativi di droga che poi venivano rivenduti ai pusher. Le indagini sono partite lo scorso settembre 2015 quando, fuori dal bar Alessia, ex Trattoria dei Cacciatori, in zona Cederna, un 36enne albanese, B.A., è stato accoltellato da due connazionali. Dopo l'accaduto, gli agenti del commissariato monzese che inizialmente avevano ipotizzato potesse trattarsi di una ritorsione maturata nell'ambito del controllo della prostituzione, hanno scoperto che il violento accoltellamento seguito alla lite era legato all'ambiente dello spaccio.

La scoperta del movente dell'aggressione ha così consentito di individuare diversi soggetti coinvolti nel traffico di stupefacenti, gravitanti intorno sia al ferito, sia ai suoi aggressori.

I pedinamenti, i servizi di controllo e le intercettazioni hanno permesso di individuare come la notizia del grave episodio sia arrivata presto in Albania da dove i parenti della vittima e dell'aggredito si sono accordati affinché non ci fossero ritorsioni, comunicando la loro decisione ai due con una metodologia molto simile vicina alle logiche mafiose e della 'Ndrangheta.

La piramide dello spaccio che faceva riferimento ai due albanesi aggressori, attiva tra Monza, Lissone e Brugherio, annoverava anche altri sei soggetti tra albanesi, italiani e un algerino. Oltre alla droga, il cui canale di approvigionamento preferenziale era proprio l'Albania, il gruppo aveva la capacità di reperire armi clandestine e di usare la violenza, consumando rapine nei confronti dei clienti che avevano accumulato debiti.

Nel corso dell’indagine è stata sequestrata in un appartamento di Lissone una pistola 357 Magnum con matricola abrasa, mentre nell'abitazione monzese di una coppia di romeni erano nascoste una pistola 7.65 e una calibro 22. Attorno al 36enne accoltellato, in passato fornitore di stupefacente di uno dei due suoi feritori, gravitavano anche pusher al dettaglio e spacciatori dediti al rifornimento di rilevanti quantitativi di cocaina. Nell'ambito dell'indagine sono state documentate più di 300 cessioni di droga accertate con un giro d'affari di almeno 150 “clienti”e la mobilitazione di carichi anche da 18 kg di cocaina per un valore di 500mila euro.

Al centro dell'organizzazione criminale a Monza c'era una famiglia di albanesi, madre, padre e figlio 24enne, tutti attivi nell'ambito dello spaccio e fornitori di droga del 36enne accoltellato da cui era partita l'indagine. In Italia da anni e da molto tempo residenti nel capoluogo brianzolo, i tre albanesi oltre a gestire un distributore di benzina si occupavano di rifornire di droga gli spacciatori. Ognuno aveva un preciso ruolo: il padre trattava i grossi rifornimenti, il figlio le cessioni ai pusher mentre la madre si occupava della “copertura”, facendo sparire la droga ad ogni minimo sospetto e assicurandosi che attorno al'abitazione non vi fossero poliziotti appostati con la scusa di portare a passeggio il cane.

In un box di loro proprietà, occultati in una cassaforte nascosta sotto una piastrella, sono spuntati 93mila euro circa in contanti, custoditi in sacchetti di plastica sottovuoto. Altro denaro era invece nascosto nell'abitazione di uno degli albanesi arrestatiin provincia di Bergamo dove gli agenti hanno rinvenuto altri 40mila euro in contanti, denaro questo che probabilmente sarebbe servito a saldare i nuovi carichi di droga in arrivo. 

La famiglia per consegnare ingenti quantitativi di cocaina si serviva dell'aiuto di un operaio marocchino e di sua moglie (E.O.D.  e M.O.) e di un insospettabile albanese trasportatore prima di medicinali e poi di prodotti da forno (X.B.), entrambi residenti in  provincia di Monza. Proprio durante una di queste consegne i poliziotti del commissariato monzese lo scorso gennaio 2016 hanno intercettato il pusher marocchino a bordo di un'auto al volante della quale l'uomo, dopo aver tentato di investire un poliziotto, ha perso il controllo. L'inseguimento è terminato con un incidente nei campi di Cornate d’Adda e l'uomo è stato trovato in possesso di 115 gr. di cocaina purissima e 50 gr. hashish.

"Questa indagine dimostra l'attenzione al territorio. Se non si parte da qui il rischio è che ci sfugga la base delle organizzazione criminali" ha spiegato il Sostituto Procuratore Salvatore  Bellomo che giovedì, insieme al Procuratore Capo della Procura di Monza e al Dirigente del commissariato di Monza, Angelo Re, ha presentato i risultati dell'operazione. 

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