Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Giardiello era diretto a Carvico dove avrebbe voluto uccidere un suo ex socio

Non si sarebbe arrestata la scia di sangue e vendetta che Claudio Giardiello aveva in mente: avrebbe voluto uccidere anche il suo ex socio Massimo D'Anzuoni. Il presunto omicida durante l'interrogatorio di garanzia in carcere si è avvalso della facoltà di non rispondere

Se i carabinieri della compagnia di Vimercate non l'avessero fermato giovedì mattina nei pressi delle Torri Bianche in sella al suo scooter Suzuki Burgman grigio Claudio Giardiello, 57 anni, avrebbe proseguito verso Carvico, nella bergamasca, dove avrebbe fatto un'altra vittima. 

L'imprenditore fallito, imputato per bancarotta fraudolenta, era diretto nella cittadina dove sperava di trovare Massimo D'Anzuoni, suo socio di minoranza, consulente coinvolto anche lui nel processo che si stava svolgendo in aula giovedì mattina. D'Anzuoni non si era presentato in Tribunale e Giardiello non ha esitato a dirigersi da lui per portare a termine il suo piano vendicativo. 

Per fortuna è stato fermato prima che potesse allontanarsi dalla Brianza, intercettato e identificato dai militari a Vimercate. Durante l'interrogatorio di garanzia al Pronto Soccorso di Vimercate (è stato trasferito qui dopo un malore accusato in caserma) si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha parlato con i magistrati. Il suo avvocato, assegnato d'ufficio, Nadia Savoca del Foro di Monza, ha parlato con i giornalisti fuori dal Pronto Soccorso e ha dichiarato che Giardiello "è in stato di choc" ed è stato sedato (Guarda il video). 

Sono state tre in tutto le vittime della sparatoria al Palazzo di Giustizia morte per mano di Claudio Giardiello: il giudice fallimentare Fernando Ciampi, MonzaToday - cronaca e notizie da Monza
l'imputato Giorgio Erba e l'avvocato difensore Lorenzo Alberto Appiani

Intanto a Milano il procuratore capo Bruti Liberati ha ricostruito la dinamica dell'accaduto, indicando la possibilità che Claudio Giardiello poco dopo le 9 di giovedì mattina si sia introdotto nel Palazzo di Giustizia dall'ingresso di via Manara attraverso l'esibizione di un tesserino non valido dall'accesso riservato ai dipendenti dove non è presente il metal detector.

E' in corso l'analisi delle riprese delle telecamere di sicurezza per rintracciare elementi utili alla ricostruzione dell'accaduto. 

 

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