Gli spaccano la testa con la catena e gli sparano: dava fastidio alla ex

I carabinieri hanno arrestato un lituano 25enne e un moldavo 17enne per l'agguato a un romeno del 7 settembre a Paderno. La sua "colpa "era dare fastidio alla ex, nuova compagna del lituano. L'arma era a casa della donna

L'agguato era avvenuto in piazza a Paderno - FOTO REPERTORIO

Prima, durante il pomeriggio, hanno cercato di risolvere la questione “con le buone”. Hanno incontrato il “rivale”, gli hanno parlato, gli hanno chiesto di smetterla, ma evidentemente non sono arrivati a nessun accordo. Poi, in serata, sono tornati alla carica, armati. E hanno cercato di mettere la parola fine sulla questione. 

Erano pronti a tutto, i due ragazzi - C.V., un venticinquenne lituano, e S.M. un diciassettenne moldavo - arrestati dai carabinieri di Desio per l’agguato del sette settembre scorso a Paderno Dugnano, nel quale rimase gravemente ferito Stefan, un romeno quarantottenne. 

E’ stata proprio la vittima, con il cranio fracassato e ferito da due proiettili, a indirizzare i carabinieri verso la risoluzione del caso. Pochi minuti dopo l’aggressione, infatti, ha riferito ai militari di essere stato colpito dall’amante della sua fidanzata, una moldava trentaduenne, badante e senza permesso di soggiorno, di cui l’uomo ha fornito nome, cognome e numero di cellulare. 

Dopo un giorno di indagine, i carabinieri sono riusciti a fermare i due uomini e a ricostruire la terribile realtà, fatta di persecuzioni e di una sanguinosa vendetta. 

A scagliare il lituano e il giovanissimo moldavo contro il romeno sarebbe stata proprio la donna, una trentaduenne dell’Est, ex fidanzata della vittima e attuale compagna del lituano venticinquenne. Secondo quanto ipotizzato dai militari, la ragazza si sarebbe rivolta al suo partner chiedendogli di convincere il romeno a starle lontano. 

Sarebbe nato così, quindi, il primo incontro tra la vittima e i suoi carnefici. I tre si incontrano nel pomeriggio del sette settembre in via Sant’Agostino a Paderno, nella piazza principale del paese. Parlano, vola qualche minaccia, ma la questione sembra finire lì. 

Poco dopo le 21, però, i tre sono di nuovo faccia a faccia. Ma questa volta il lituano e il moldavo sono armati. Colpiscono il romeno con una catena di ferro e lo lasciano ferito e tramortito al suolo. Quindi, hanno tutto il tempo di caricare un’arma da tiro - una pistola modello anni 70, con un solo colpo in carica - e di aprire il fuoco. Il primo proiettile va a vuoto. 

Quindi, per evitare di fallire ancora, - secondo la ricostruzione dei carabinieri - il diciassettenne tiene ferma la vittima, mentre il complice spara a distanza ravvicinatissima. Alla fine, il romeno sarà colpito da un primo proiettile alla coscia sinistra e da un secondo alla schiena, all’altezza del rene: segno evidente che stesse cercando di scappare. 

A scappare, invece, sono i due aggressori, che vengono poi individuati e fermati dai carabinieri il nove settembre con l’accusa di tentato omicidio. Lunedì, a certificare il ruolo della trentaduenne moldava, è il ritrovamento dell’arma usata per l’agguato a casa sua. 

Al momento non risulta indagata. Ma è probabile che presto finirà, anche lei, a fare i conti con la giustizia. 

Ph: la pistola usata dai due aggressori per l'agguato

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