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Cronaca

Schiavizzata, picchiata e violentata tra le mura di casa poi la forza di dire basta e la rinascita

Una storia di violenza e sofferenza poi il coraggio di chiedere aiuto, la denuncia e una nuova vita

Quando apriva la porta di casa sapeva già che si sarebbe ripetuta la stessa storia. Ogni sera. Con un inferno che iniziava con l'ex compagno ubriaco, fuori di sé, che cominciava a picchiarla. Le botte, le violenze ogni sera e gli abusi.

Costretta a restare prigioniera in casa sua, spesso senza vestiti, senza poter piangere per liberare almeno in parte la sofferenza. Perché le lacrime significavano solo altre botte. Fino a quando ha trovato la forza di dire basta e di rivestirsi di dignità, rispetto e coraggio. Era lo scorso maggio quando Erika - nome di fantasia - si è presentata al Cadom. Era il primo giorno di riapertura e di ripresa delle attività ma anche l'ultimo della sua vecchia vita. Forse il più lungo, il più buio. Ha raccontato tutte le vittime, le violenze, le botte e le umiliazioni subite dal marito - spesso ubriaco - alle volontarie e il giorno dopo, insieme alle operatrici, si è presentata dai carabinieri per la denuncia. L'uomo è stato arrestato e oggi c'è già una condanna in primo grado a nove anni. 

Il coraggio di denunciare

Una convivenza che si era trasformata in una segregazione vera e propria dove le mura di casa erano diventate una prigione dentro cui Erika era schiavizzata, costretta a subire continuamente umiliazioni. Un dolore che oltre al corpo era arrivato a consumarla dentro: quattordici i chili persi in pochi mesi fino a che, grazie anche all'aiuto di un'amica, ha trovato il coraggio di dire basta. "Ho deciso di chiedere aiuto l'ultima notte, quella più particolare, prima di decidermi a fare la denuncia. Mi sono chiesta tante volta cosa dovessi fare e alla fine il Cadom mi ha aiutato".

"E' una donna che è rinata e ha recuperato il suo splendido sorriso" racconta chi l'ha vista sbocciare dopo essere stata mortificata. "Liberarsi dalla violenza enorme che ha subito è stato difficile e il centro ha cercato di accompagnarla in ogni passo. Il primo giorno è uscita da qui con un viso teso ma un sollievo di sollievo".

"Mi mancava il respiro" racconta Erika "E' brutto quando realizzi che ogni giorno stai con una persona che non ti fa respirare". "Facevo fatica, denunciare non è facile ma poi ho sentito una sensazione di sollievo: qualche cosa mi aveva spinto a farlo". E oggi Erika si vede diversa e "migliorata": "Ho voglia di uscire, di truccarmi, vado in piscina. Ho voglia di sentirmi diversa". Un esempio per tutte quelle donne che ancora oggi soffrono e si vedono spente dalla dalla violenza: "Trovate il coraggio di dire basta, c'è bisogno anche di una spinta da parte vostra per cambiare". E chi chiede aiuto trova sempre una mano tesa per avere un supporto in un percorso difficile. 

Aiutare, davvero

A Monza tra i centri antiviolenza del territorio da anni opera anche il Cadom. "In quest'ultimo periodo non abbiamo registrato un aumento di richieste ma i numeri sono costanti e temiamo che questo dato possa essere letto anche come conseguenza del fatto che a causa della pandemia e del lockdown molte donne hanno perso il lavoro e in questa situazione hanno anche meno forza e meno possibilità di uscire dalla violenza" spiega Marilena Arena, presidente del Centro di Aiuto Donne Maltrattate.

"Abbiamo ricevuto tante telefonate di primo contatto ma molte di queste non si concretizzano in un percorso di fuoriuscita dai maltrattamenti come se la donna spinta dalla violenza subita nel lockdown tentasse una fuoriuscita e poi tornasse indietro perchè il contesto non le permette altro". E per non affrontare questo difficile e lungo percorso esiste una rete di supporto sul territorio. Quando chiedere aiuto? "Il prima possibile" spiega Marile Arena. "Molto le donne spesso non hanno consapevolezza delle violenze disumane e insgiuste che subiscono perchè sono in uno stato di confusione, perchè il circolo della violenza spinge a non reagire e a protrarre nel tempo il momento in cui dire basta".

"La modalità più semplice per chiedere aiuto è quella di rivolgersi ai centri antiviolenza tramite una telefonata, una mail o il numero 1522, il proprio medico o il pronto soccorso. I centri antiviolenza come il nostro accolgono in anonimoto, senza giudizio, e si pongono in una reazione al femminile che favorisce il racconto e la consapevolizzazione della donna che subisce violenza. che è una telefonata e un primo passo coraggioso per se stessa e per eventuali figli".

I numeri 

In meno di un anno, da gennaio a fine settembre, sono state 169 le donne che si sono rivolte al Cadom. E 109 di loro lo hanno fatto per la prima volta. "Complessivamente sono state 128 le donne accolte in sede per iniziare un percorso di uscita dalla violenza. Delle 128, 72 stanno ancora frequentando il percorso. Nove lo hanno concluso, mentre 47 l'hanno sospeso o interrotto”. Ancora qualche dettaglio, per inquadrare il fenomeno: il 90% di chi chiede assistenza è di provenienza italiana: per il 65% risiede negli ambiti di Monza e Carate e porta con sé un carico di 169 figli, di cui 114 minori. assistita, il 2% di violenza diretta e il 12% di entrambe le forme.

Hai bisogno di aiuto?

Il CADO.M. (Centro Aiuto Donne Maltrattate) è un'associazione di donne che opera a Monza e sul territorio della Brianza dal 1994 allo scopo di prevenire e contrastare ogni forma di violenza contro le donne sia in ambito familiare che sociale. Il progetto associativo si fonda sulla relazione che la donna, anche se maltrattata e in situazione di disagio, abbia dentro di sé la capacità di progettare il futuro e le risorse per uscire dalla violenza, riappropriandosi della propria identità e riprendendo in mano propria vita. Questo percorso è lungo e difficile: affrontato insieme ad altre donne può diventare più facile.

E' possibile chiamare il numero 039/2840006. Le volontarie offrono colloqui di accoglienza con le operatrici del Centro per chiarire insieme i problemi e definire le tappe di un percorso di uscita dalla violenza, informazioni sui servizi sociali e le associazioni presenti sul territorio, consulenza legale extragiudiziale (diritti e doveri dei coniugi, separazione , divorzio, affidamento dei figli, ecc.), colloqui di consulenza psicologica, gruppo di auto-aiuto: un gruppo di donne, che hanno subito maltrattamenti, mette in comune esperienze e risorse con l'obiettivo di aiutarsi reciprocamente, colloqui di orientamento al lavoro e indicazioni per trovare ospitalità temporanea. In caso di emergenza o pericolo il numero da comporre è il 112.

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